Miriwe78’s Weblog

giugno 10, 2008

Intercettazioni…

Archiviato in: Italia — miriwe @ 2:52 pm

Pubblico il testo dell’intervento di Marco Travaglio.

“Buongiorno a tutti.
Allora, sia nel blog di Beppe un certo Daniele mi chiede della legge sulle intercettazioni che è stata annunciata da Berlusconi al convegno dei giovani industriali a Santa Margherita Ligure – mi chiede e mi domanda se potrebbe essere incostituzionale o oggetto di un pronunciamento della Corte di Giustizia Europea – sia sul mio blog, voglioscendere.it, Cle e Carla C. mi chiedono anch’esse di parlare di questa legge. E allora parliamone perché è il tema del giorno e credo che rimarrà il tema della settimana e forse del mese. Siamo alla prima legge vergogna che riguarda i processi di Berlusconi e che ha qualche speranza di passare, dopo quella per ora tramontata sul patteggiamento allargato che avrebbe spostato in là i processi al Cavaliere. Intanto vediamo quello che vuole fare Berlusconi, secondo quanto lui ha annunciato di voler fare. Lui ha detto: “divieto assoluto di intercettazioni, salvo per i reati di mafia, di camorra, di ‘ndrangheta, di criminalità organizzata e di terrorismo”. Per chi le fa, cioè per i giudici che le dispongono al di fuori di questi reati – ammesso che ce ne siano ancora, ovviamente – e per gli agenti che poi le realizzano assieme ai gestori telefonici che prestano il loro supporto: cinque anni di galera. Questa la pena massima prevista. Per i giornalisti che le pubblicano, cinque anni di galera anche a loro. Si corona così il sogno del Cavaliere di arrestare tutti coloro che lo dovrebbero controllare e che lo controllano ancora, cioè magistrati e giornalisti. Invece di arrestare le persone che vengono intercettate e hanno commesso dei reati, si decide di arrestare coloro che le hanno scoperte e coloro che lo hanno fatto sapere. Che già non è male, devo dire. In più prevede, dice lui, “una forte penalizzazione economica per gli editori che pubblicano questi articoli contenenti intercettazioni”. Quindi, in teoria, dovrebbe essere condannata anche la sua famiglia, visto che i suoi giornali hanno abbondantemente pubblicato intercettazioni – sempre quelle degli altri di solito, mai le sue. L’annuncio era già scritto nel programma della Casa delle Libertà, era già stato detto in campagna elettorale. Il problema è che Berlusconi ha questa grande fortuna: viene sempre sottovalutato. Si dice: “sì, lui dice così. Poi in realtà non è vero…”. No, in realtà è vero. E infatti, ciò che sembrava impossibile, il divieto di intercettazioni per tutti i reati che non siano di mafia e terrorismo – stando a quello che lui dice, sempre che non sia stato frainteso o non parlasse a titolo personale – sarà oggetto della prossima legge in materia di giustizia. E così sono serviti tutti quegli allocchi, magistrati, associazione magistrati, partito democratico, che pensavano di poter dialogare con un soggetto del genere. Per fortuna che a mettersi di traverso contro il dialogo è sempre Berlusconi poi, alla fine. È interessante il fatto che lui annunci tutto questo proprio mentre a Napoli e dintorni lui va predicando che con lui ritorna lo Stato, arriva il pugno di ferro, arriva la tolleranza zero, arriva la certezza della pena. Arriva il castigamatti, insomma, e bisogna rigare diritto. E annuncia una legge che va esattamente in controtendenza. Non è una legge “ad personam”, nel senso che non serve solo a lui. È una legge “ad personas” nel senso che serve a tutta la classe dirigente. È un altro cunicolo enorme scavato sotto le carceri e sotto i tribunali per farci passare naturalmente le solite pantegane grandi così, ma da quello stesso cunicolo passeranno anche topolini medi e piccoli, che sono poi quelli che vanno ad accrescere l’emergenza sicurezza, la percezione di insicurezza. Ragion per cui poi bisogna ritornare indietro e fare altri pacchetti sicurezza. È un continuo. È il pendolo che una settimana dopo le norme per la sicurezza, torna indietro e si mette a salvare i colletti bianchi, ma anche, come vedremo fra un attimo, le principali categorie criminali che rendono rinomato nel mondo il nostro Paese. Facciamo degli esempi. Per l’omicidio, ad esempio, non è più possibile intercettare, se ha un senso quello che ha detto Berlusconi. Perché l’omicidio non è né mafia, né ‘ndrangheta, né camorra, o meglio, ci sono anche omicidi che non fanno parte di quelle organizzazioni. Per l’omicidio semplice – cioè io ammazzo un tizio non essendo un camorrista, un mafioso, un ‘ndranghetista e nemmeno un terrorista – non mi possono intercettare. Di solito, per scoprire chi è stato ad uccidere una persona si mettono sotto intercettazione tutti quelli che fanno parte della sua cerchia: parenti, amici, conoscenti, colleghi di lavoro per cercare qualche attinenza tra la morte di quella persona e le conoscenze che ha. Non si potrà più fare. Quindi, molti più omicidi impuniti. Okay?
Rapine in banca. Mettiamo che per fortuna una telecamera abbia ripreso di sguincio uno dei rapinatori e che gli inquirenti illuminando bene le immagini riescano a intuire chi potrebbe essere fra le loro vecchie conoscenze, spulciando tra le foto segnaletiche. Bene, per trovare la prova che è veramente lui gli mettono il telefono sotto controllo, vedono se parla di bottino. Se ne parla con altri complici, arrestano anche i complici e si riesce a sgominare la banda. Non si potrà più fare. La rapina, se non è fatta da mafiosi, camorristi o terroristi, sarà impossibile, o quasi, da punire

Mettiamo il classico caso del sequestro di persona a scopo di estorsione. Un gruppo di sbandati sempre più spesso capita, ormai non c’è più la grande “anonima sequestri”, ci sono gruppi di sbandati che si organizzano. Sequestri lampo. Prendiamo l’imprenditore. Ci facciamo dare il riscatto. Lo liberiamo. Di solito si mette sotto controllo il telefono della famiglia, i telefoni delle famiglie amiche, in modo che quando il sequestratore telefona per chiedere il riscatto si risale telefonicamente a lui e spesso lo si acciuffa. Con questo sistema sono stati sgominati moltissimi sequestri e restituiti alle famiglie tantissimi ostaggi. Perfetto. Non si potrà più fare. A meno che il sequestro non sia opera di mafia, camorra o ‘ndrangheta, però come sappiamo fanno i soldi in maniera diversa e molto più facile.
Prendiamo il molestatore che telefona, con telefonate oscene, alla ragazza. Tipico caso: la ragazza fa denuncia, mettono il telefono sotto controllo, risalgono al molestatore e il molestatore viene preso. Non si può più fare. Perché? Perché, o il molestatore è un mafioso, un camorrista, un ‘ndranghetista o un terrorista, cosa che di solito non è, oppure niente da fare.
Mettiamo una donna picchiata e violentata magari dall’ex marito o dall’ex fidanzato, o cose di questo genere. Trova il coraggio di denunciare. Mettono sotto intercettazione il presunto aggressore per vedere se è proprio vero ciò che dice la donna. Non lo si potrà più fare.
Prendiamo la ricerca dei latitanti. Tutti quelli che sfuggono alla giustizia. Non lo so… dal mago di Vanna Marchi che scappa in Brasile, a quelli che fanno le rapina, a quelli che fanno gli omicidi, ecc. Ecco, se non sono mafiosi o terroristi, non si potrà più usare lo strumento delle intercettazioni per andare a vedere dove sono scappati e riacchiapparli.
Finora non ho citato i reati finanziari naturalmente. Ci sono ancora le estorsioni. Pensate a quanta gente denuncia l’estorsore, quello che gli va a chiedere qualcosa, che li minaccia. Se non è un mafioso, non si potrà più controllare il telefono delle persone che ricevono queste richieste estorsive. Per non parlare delle truffe. Pensate a quante intercettazioni su Vanna Marchi ci hanno aiutato a scoprire le minacce che lei e la figlia facevano a quelle povere credulone che pagavano continuamente temendo chissà quali conseguenze negative, fino alla morte. Quelle telefonate non si potranno più, non dico utilizzare, non si potranno più intercettare e quindi ovviamente avremo molti più truffatori e molti più truffati perché poi alle vittime non ci pensa nessuno.
Non ho parlato ancora dei reati finanziari che sono in realtà la vera ragione per cui non si vuole più che si utilizzi da parte della magistratura lo strumento delle intercettazioni. E questo è ovvio. Dato che i reati finanziari sono i più nascosti e i più difficili da vedere, non solo non si sa chi li ha commessi, ma non si sa nemmeno chi li abbia commessi. Mentre l’omicidio, la truffa, il furto, quelli si vedono perché c’è una vittima dichiarata che li va a denunciare. La corruzione, chi la viene a sapere? Se non parla quello che ha pagato e non parla quello che ha preso i soldi, la corruzione non si sa. E poi il falso il bilancio, chi lo può notare che un bilancio è falso? Quindi sono i reati che hanno più bisogno di intercettazioni. Bisogna scoprire anche che sono stati commessi, oltre a dover scoprire chi li ha commessi. Anche per questi, silenzio di tomba. Non sapremo mai nulla.
Naturalmente, che cosa succede? Succede che tutti quelli che li commettono potranno commetterli liberamente. Quando passerà la legge, saranno molte di più le persone che li commetteranno perché a quel punto il rischio di essere scoperti e puniti è zero e quindi noi perderemo ancora più soldi con i reati finanziari di quelli che stiamo perdendo.
Io vorrei fare solo alcuni esempi di processi dei quali non avremmo saputo nulla. Processi che non si sarebbero mai aperti, quindi tutti imputati che non sarebbero imputati se fosse passata questa legge.
Il caso, per esempio, delle scalate bancarie. C’erano dei furbetti del quartierino che, contro la legge, cercavano di appropriarsi di due banche: Banca Nazionale del Lavoro, le cooperative rosse e l’Unipol di Consorte; Antonveneta, la Banca Popolare di Lodi di Giampiero Fiorani; Rizzoli Corriere della Sera, cioè il più grosso gruppo editoriale indipendente non controllato dai partiti, che doveva finire nella mani di Ricucci il quale poi, secondo alcuni, l’avrebbe girato ai soliti amici di Berlusconi. Bene, queste tre scalate furono bloccate da Clementina Forleo e dalla procura di Milano, grazie a intercettazioni. Con questa nuova legge, niente intercettazioni, scalate a buon fine. Compreso il loro protettore massimo, cioè Antonio Fazio, che continuerebbe a essere governatore della Banca d’Italia non sospettato di niente. Sebbene, come abbiamo visto dalle telefonate, fosse colui che faceva il regista e il giocatore di queste partite, nelle quali avrebbe dovuto rimanere terzo distaccato e arbitro.
Nessuno saprebbe le cose perché nella legge si prevede anche che nessuno le pubblichi. Quindi, dato che il processo non è ancora partito, noi non sapremmo ancora praticamente nulla di Fazio. E quindi Fazio sarebbe doppiamente al suo posto, sia perché non sarebbe stato scoperto, sia perché, anche se l’avessero scoperto, nessuno avrebbe poi potuto raccontarlo.
Pensate ai riscontri che sono stati trovati sulle denunce di Stefania Ariosto sui giudici corrotti a Roma, con tutte le intercettazioni dell’enturage del giudice Squillante, dell’avvocato Pacifico, ecc.
Niente. La truffa di Milano di Poggi Longostrevi che faceva le ricette facili a spese della Regione, con i rimborsi gonfiati ecc. 150 medici condannati grazie alle intercettazioni. Niente. Non avremo più nulla di tutto questo. A Torino, l’amministratore delle Molinette arrestato grazie alle intercettazioni perché pigliava le tangenti in ufficio su ogni fornitura, Luigi Odasso, anche lui sarebbe ancora al suo posto. Pensiamo al Lazio, grazie alle intercettazioni hanno trovato i riscontri alle denunce di Lady ASL, quella che ha raccontato il grande scandalo della sanità, che poi è responsabile del grande buco della sanità del Lazio, che per fortuna si è tamponato grazie all’intervento della magistratura, non avremmo saputo quasi niente.
Pensate al caso di spionaggio. I casi di spionaggio illegale che abbiamo avuto in questi anni. Lo staff di Storace che fa spiare Alessandra Mussolini e Piero Marrazzo alla vigilia delle elezioni regionali del 2005.
Il SISMI di Pollari e Pompa, che fa i dossieraggi sui giornalisti, i magistrati, i politici ritenuti pericolosi per Berlusconi. Il SISMI che, secondo l’accusa della Procura di Milano, collabora al sequestro di un cittadino egiziano, Abu Omar, a cui noi avevamo dato ospitalità per motivi politici e poi l’abbiamo fatto rapire dalla CIA e mandare in Egitto a torturare.
Nulla si saprebbe senza le intercettazioni, nemmeno ovviamente di quel caso patetico del giornalista Farina, alias Betulla, che lavorava a depistare le indagini sul sequestro.
Pensate ai dossieraggi della Telecom. I dossieraggi della security della Telecom. Migliaia e migliaia di dossier accumulati illegalmente da Tavaroli e i suoi uomini, tutto grazie alle intercettazioni. Non sapremmo nulla.
Pensate a ministri, sottosegretari. Abbiamo il ministro Fitto, che è stato preso grazie a intercettazioni in un processo per le tangenti della famiglia Angelucci per le cliniche nella Puglia.
Abbiamo il sottosegretario Martinat che è sotto processo a Torino per gli appalti truccati del TAV e della Olimpiade Invernale del 2006.
Pensate al ministro Matteoli che addirittura è sotto processo per le fughe di notizie per abusi edilizi all’Isola d’Elba.
Tutte persone che non sarebbero ovviamente sotto processo. Come ovviamente non sapremmo niente del ruolo avuto, secondo la procura di Genova, dal capo della Polizia dell’epoca, Gianni de Gennaro, nei possibili depistaggi delle indagini sul G8. Come non sapremmo nulla della mega truffa sui farmaci appena scoperta da Guariniello a Torino. Come non sapremmo nulla della mega truffa sui rifiuti appena scoperta, coi 25 arresti dai magistrati di Napoli, per quanto riguarda la Campania.
Non sapremmo nulla quello che ha fatto Mastella, la sua famiglia e il suo partito, smascherati dall’inchiesta di Santa Maria Capoa Vetere, poi passata a Milano. Non sapremmo nulla delle ruberie sui fondi pubblici in Calabria, che De Magistris ha scoperto e infatti gli sono costate una dura punizione dal Consiglio Superiore della Magistratura, mentre alcuni colleghi gli stanno smontando le indagini. Ecco, da questo punto di vista Clementina Forleo e De Magistris con una legge come questa già in vigore da qualche anno sarebbero a posto, in una botte di ferro. Perché se la legge avesse loro impedito di scoprire gli scandali di bancopoli e della Calabria, loro non avrebbero pagato le conseguenze quindi, almeno dal loro punto di vista, questa legge li avrebbe lasciati lavorare in pace, proprio perché avrebbe impedito loro di lavorare e di scoprire alcunché.
Allora, quali sono i motivi con i quali ci viene indorata la pillola. Ci viene presentata questa legge come assolutamente urgente e necessaria. Oggi si sono mossi anche insigni tromboni per dare copertura questa legge vergognosa. La prima è che bisogna tutelare la privacy. Naturalmente la privacy è già tutelata da una legge, persino eccessiva, che è la Legge sulla Privacy che però ha una clausola assolutamente ovvia. Cioè che la privacy può essere tutelata, salvo esigenze di giustizia. Quando ci sono esigenze di scoprire reati e tutelare le vittime di quei reati, la privacy viene meno. Ciascuno di noi rinuncia a un pezzo della sua privatezza per consegnare allo Stato la possibilità di difenderci quando poi viene attaccata, non la nostra privatezza, ma la nostra vita, la nostra incolumità, il nostro patrimonio, i nostri interessi. La privacy non c’entra nulla. E del resto, quando si chiede: “ma quando mai è stata violata la privacy dalle intercettazioni o dalla pubblicazione delle intercettazioni?” rispondono sempre: “la povera Anna Falchi che si è ritrovata un sms sui giornali che diceva “ti amo”. A chi? A Ricucci. Che era che cosa? Suo marito. Pensate che violazione della privacy far sapere che c’è una moglie che dice “ti amo” a suo marito. Deve essere stato un danno irreversibile. Per il resto sono tutte balle.
Dicono che ci sono troppe intercettazioni. E qui non si sa rispetto a cosa. C’è un numero ideale, un numero perfetto di intercettazioni? Quale sarebbe? Il numero delle intercettazioni dipende dal numero dei reati che si commettono. In Italia ci sono quattro regioni nelle mani della mafia? Perfetto, avremo un po’ più di intercettazioni rispetto alla Finlandia o alla Danimarca.
E poi non è vero che abbiamo troppe intercettazioni rispetto agli altri paesi, perché negli altri paesi non si sa quante siano le intercettazioni. L’unico paese di cui con certezza si sa quante intercettazioni si facciano è l’Italia. Per quale motivo? Perché in Italia le può fare soltanto la magistratura e risultano tutte, dalla prima all’ultima, con tanto di autorizzazione di un giudice terzo. Mentre all’estero le fanno i servizi segreti, le forze di polizia, senza nessun controllo. Pensate, in Inghilterra le fa perfino il servizio ambulanze. Ci sono 156 enti, compresi gli enti locali, che possono fare le intercettazioni. In America le fa la SEC, che è l’equivalente della nostra CONSOB, solo che quella funziona e che controlla appunto le attività di borsa.
Quindi in Italia non è vero che ce ne sono di più, le controlliamo tutte. Mentre all’estero ci sono, ma non incontrollate, quindi non si sa quante sono.
L’argomento che fa più presa è che costano troppo. Costano troppo, ci dicono. E allora io vi do i dati. Due anni fa, l’ultimo anno dei quali abbiamo le statistiche, le procure italiane, che sono 165, hanno speso per intercettazioni 240 milioni di euro. Secondo altri calcoli il coso sarebbe pure inferiore. Ma prendiamo per buono il più grosso, cioè 240 milioni di euro. Che erano 40 in meno rispetto all’anno prima. Sono quattro euro per ogni cittadino. Quattro euro e qualcosa per ogni cittadino. La domanda è: “siete disposti da dare quattro euro all’anno, cioè quattro caffè all’anno, per sentirvi più sicuri e protetti contro reati di ogni genere?”. Penso che la risposta, se la domanda viene posta correttamente ai cittadini, sia sì. Potremmo risparmiare? Certo, potremmo averle gratis le intercettazioni. Sapete perché le paghiamo? Le paghiamo perché lo Stato, quando da la concessione alla Telecom, alla Vodafone e agli altri gestori telefonici potrebbero mettere una clausoletta nella quale c’è scritto: “voi siete concessionari pubblici dello Stato italiano. Perfetto. Avete un obbligo. Quando un magistrato vi chiede di tenere sotto controllo un telefono, voi lo fate gratis. Invece lo Stato italiano paga i gestori telefonici che sono suoi concessionari. Per cui li potrebbe tenere per le palle e fargli fare quello che vuole. Quando un magistrato chiede a una banca: “fammi quell’accertamento bancario”, la banca mica si fa pagare. Eppure la banca è un ente privato. Questi sono concessionari pubblici e lo Stato italiano paga loro ogni intercettazione. E in più, ad ogni indagine che deve fare, affitta un macchinario che non è proprio, da un’azienda privata. Basterebbe comprarli una volta, i macchinari per fare le intercettazioni e i costi verrebbero praticamente azzerati.
Quindi, vi stanno raccontando balle anche quando vi dicono che questa legge è per risparmiare sui soldi. No, questa legge è per risparmiare sui processi. A chi? A Berlusconi e alla classe dirigente. C’è un piccolo problema. Berlusconi naturalmente ha un processo in corso a Napoli, d’udienza preliminare, insieme al suo amico Saccà, direttore di Rai Fiction sospeso, perché? Perché al telefono gli prometteva aiuti per una sua attività privata, a Saccà, in cambio dell’assunzione da parte di Saccà di alcune ragazzine, di alcune ragazzine che interessavano in parte a Berlusconi, e in parte a un misterioso senatore dell’Unione che un anno fa, in cambio del piazzamento della ragazzina a Rai Fiction, a spese nostre, avrebbe fatto cadere il governo Prodi. Pare, come ha scritto Repubblica ieri, che ci siano altre telefonate ancora più sfiziose su questo vero e proprio uso criminoso della televisione pagata con i soldi pubblici.
E allora? Bisogna impedire che vengano fuori, con una legge che salverà migliaia di criminali, per salvare uno o due imputati.
Passate parola.”

aprile 24, 2008

LETTERA DAL CARCERE Ai Genitori, di Frei Betto

Archiviato in: Teologia della liberazione — miriwe @ 10:46 am

“Mi vedo accanto a delinquenti comuni,banditi assassini ladri violentatori di minorenni. Persone con cui avrei paura di inoltrarmi per strada di notte. Allora penso, nel mio orgoglio di piccolo-borghese: “Devo portare Cristo a queste persone, devo migliorarle”. E cosa scopro? Sono essi che mi rivelano la vera immagine del Cristo”.

 

Ai Genitori                                                                                                             

 

(…) Il coraggio con cui voi affrontate la realtà e la vostra fiducia nell’avvenire mi danno molto coraggio. A Volte, fra me e me, mi dispiaccio di darvi tanta preoccupazione. Poi, mi accorgo che si tratta di un’altra cosa, cioè del desiderio naturale che tutti abbiamo di ottenere la libertà.

Ma che cos’è la libertà? Ecco una domanda che mi pongo frequentemente. C’è la libertà garantita dal denaro e dal lavoro altrui; c’è la libertà dell’uomo che trova se stesso nell’atto di donarsi, del servizio. Saranno stati liberi i grandi uomini come Cesare o Napoleone, solo perché non dovevano obbedienza a nessuno? Gesù Cristo e Francesco d’Assisi, che scelsero il cammino del sacrificio, del servizio al prossimo, dell’obbedienza totale, furono liberi? Il filosofo Marcuse, in uno studio sulla libertà nel mondo attuale, afferma che negli Stati Uniti, Paese considerato nell’Occidente come prototipo della libertà, quasi non esistono uomini liberi. L’alto livello di organizzazione sociale, raggiunto attraverso uno sviluppo tecnico spaventoso, dove l’uomo è condizionato dalla macchina, fa sì che il sistema industriale e statale eserciti un potente controllo su ogni individuo. Le scelte che l’americano medio deve fare sono molto ridotte. Sceglie un tipo di automobile, un orario di viaggio, un film o una cassetta di birra. Ma ha poche possibilità di scegliere un’altra maniera di vivere al di fuori dell’”American way of life”. E’ carente specialmente di contenuto spirituale (benchè possieda abitudini e sentimenti religiosi ben radicati) e di obiettività filosofica. Non si interroga circa la sua esistenza e molto meno cerca di modificare il suo status, anzi si preoccupa di propagarlo. Il risultato della libertà americana lo conosciamo dai giornali: la persistenza di un contagio che si estende ne Sud-est asiatico (Vietnam, Laos, Cambogia, per non parlare del Medio Oriente); il record mondiale nel consumo di tossici; l’erotismo sfrenato; le produzioni artistiche sprovviste di qualunque messaggio costruttivo (vedi i film di Holliwood dove si insegna solo a bere Coca Cola); la disintegrazione razziale ecc. Questa libertà tecnologica è stata molto ben criticata da Aldous huxley nel suo libro Brave New World.

Molto meno ancora si può parlare di libertà nei regimi personificati da un Hitler o da uno Stalin dove tutto il potere emana dallo stato ed è esercitato esclusivamente in suo nome. Dove il popolo è collocato al margine del processo politico, e i dissidenti sono spediti in prigione, banditi dalla società o uccisi dalla polizia.

La gravità di questi fenomeni risiede nel fatto che lo stato può togliere o restringere la libertà; non può mai darla. Perché la liberta è qualcosa che si conquista e per la quale gli uomini dovranno sempre lottare, anche a prezzo della vita.

Credo che la libertà, come conquista sociale, non è ancora nata. Esistono momenti di libertà, spazi di liberta e uomini liberi. La libertà come status storico non è ancora stata raggiunta. La schiavitù ufficiale è stata abolita solo un secolo fa. Ma gli uomini continuano a creare nuovi miti che compensino le loro frustrazioni, nuove forme di soggezione come il colonialismo e l’imperialismo. La stessa struttura sociale in cui viviamo è fondamentalmente coercitiva: fin dai primi mesi di vita abbiamo imparato “ciò che non dobbiamo fare”, siamo soggetti a leggi repressive, vediamo in ogni angolo di strada un agente di polizia. La situazione è talmente aggravata dalla struttura sociale che molti uomini, pur avendo la possibilità di essere liberi, non sanno cosa farsene della libertà.

Un secolo fa l’uomo cominciò a scoprire se stesso per mezzo della psicologia, della sociologia e della biologia. Siamo ancora troppo protesi “al di fuori”. La ricchezza psichica e spirituale che esiste nell’uomo è stata finora molto poco sfruttata. Credo che arriveremo alla vera libertà solo quando arriveremo a quella tappa dell’evoluzione che Teilhard De Chardin chiama “noosfera”, la sfera dello spirito. Certamente lo spirito sarà l’ultima grande scoperta dell’umanità. Allora saremo liberi, perché la libertà esisterà soprattutto dentro di noi.

La testimonianza degli uomini liberi ci fa credere nella libertà e desiderarla. Una libertà che sboccia e si irradia dal di dentro. Nessun carcere è capace di distruggerla. Questa testimonianza io l’ho avuta dai compagni di prigione, dai bambini, dai poeti, dai santi e dai poveri. Sono persone che le sbarre non riescono a imprigionare. Parlano con gli occhi, comunicano col silenzio, si impongono con la serenità. Sono i profeti dello spirito che sanno captare le rotte della Storia. Questi sono gli uomini veramente pericolosi, che devono essere temuti da tutti coloto che non vogliono ascoltare la parola libertà, e molto meno ammettere che esista.

E’ molto naturale che io, nella mia condizione di prigioniero, parli di libertà. Proprio perché ogni giorno la scopro dentro di me, tra i miei compagni, e ne percepisco il prezzo (…).

“…Così come la malattia ci porta a riconoscere il valore della salute, la prigione ci rivela il valore della libertà”.

 

“…Il borghese può capire il cristianesimo solo come morale individualista perché gli interessa mantenere lo status quo 8che egli, fra l’altro, chiama cristiano), come se il cristianesimo costituisse una forza di resistenza alla dinamica della Storia. Il povero invece, per la struttura della sua mentalità, è il più idoneo a ricevere e vivere il Vangelo, perché nulla lo lega al “qui, adesso”. Egli è pieno di speranza, di attesa, di volontà di cambiare, ed è capace come nessun altro di sacrificio, servizio e amore, proprio a causa della sua libertà interiore. Dobbiamo però presentargli un cristianesimo che sia “prassi” e non corpo di dottrine e di abitudini liturgiche. Chi si converte non può continuare ad agire alla maniera di prima”. 

 

Carcere di S Paolo, 23/03/1970

 

Carlo Alberto Libânio Christo, Frei Betto

Essenzialmente…perfetta…
la libertà, uno dei punti centrali su cui si fonda la teologia della liberazione
Altro ke popolo delle libertà!

saluto de paz

Jimmy

 

Botta risposta Zanotelli- Ferrara(detto il Ciccione)

Archiviato in: SENZAVOCE, Todo el mundo ... — miriwe @ 8:15 am

 da Nigrizia, spettacolare intervista di alcuni anni fa..

http://www.nigrizia.it/doc.asp?ID=2329

aprile 18, 2008

Papa in America: Bush, Papa e famiglia

Archiviato in: Todo el mundo ... — miriwe @ 7:46 am
Ratzinger in America: Bush, Papa e famiglia
Tra il pontefice e il presidente Usa, che lo ha accolto ieri in pompa magna, intesa contro aborto e staminali. Ma non su Iraq, Cuba, e pena di morte.
Matteo Bosco Bortolaso
New York
Il presidente degli Stati uniti George W. Bush e Papa Benedetto XVI sono uniti nella lotta alla «dittatura del relativismo» e nella difesa della «vita, il matrimonio e la famiglia». Divisi – anche se con molte sfumature diplomatiche – sui modi di condurre la lotta al terrorismo.
È questo uno dei primi dati politici che emerge dalla visita di Joseph Ratzinger negli Stati uniti. Accogliendo il pontefice alla Casa Bianca, Bush ha dichiarato che gli Usa sono «uno dei Paesi più innovativi, creativi e dinamici sulla terra, ma anche tra i più religiosi». Il presidente ha detto al Papa che gli Usa hanno «bisogno» del suo messaggio di rifiuto della dittatura del relativismo, e accolgono «la cultura della giustizia e della verità». Il pontefice ha ricambiato dicendo di essere venuto negli States «come amico».
Dopo i colloqui privati nell’ufficio ovale, la Santa Sede e l’amministrazione Bush hanno preparato un comunicato congiunto in cui sottolineano l’importanza di alcune tematiche come «la difesa e la promozione della vita, il matrimonio e la famiglia» o «il rifiuto totale del terrorismo, così come della manipolazione della religione per giustificare atti immorali e violenti contro gli innocenti». È interessante leggere un altro passo del comunicato congiunto: durante i colloqui, Bush e Benedetto XVI «si sono soffermati sulla necessità di affrontare il terrorismo con mezzi appropriati che rispettino la persona umana e i suoi diritti». Fuori dal morbido linguaggio della diplomazia, la frase potrebbe alludere a una preoccupazione vaticana per il caso di Abu Ghraib e delle torture inflitte ai membri di al Qaeda, in aperta violazione di quei diritti umani che il pontefice difende e difenderà venerdì, nello storico discorso che pronuncerà alle Nazioni Unite.
Quella del papa tedesco è soltanto la seconda visita di un pontefice alla Casa Bianca: la prima risale a quasi trent’anni fa. Non era mai accaduto che un presidente andasse all’aeroporto ad accogliere il Papa, come ha fatto Bush.
L’incontro dei due leader è stato un momento storico davvero in pompa magna, come di rado si è visto persino nei riguardi delle teste coronate che visitano gli Usa. I lampioni attorno alla residenza presidenziale erano stati addobbati con i colori bianco, rosso e blu della bandiera degli Stati uniti e bianco e giallo del vessillo vaticano. Più di 9 mila persone hanno cantato «happy birthday» al Papa, che compiva 81 anni, prima in maniera spontanea, all’entrata, poi, più formalmente, all’uscita. Boy scout e cavalieri di Colombo hanno riempito le strade di Downtown Washington. Qualche rappresentante della comunità ispanica – che costituisce una fetta importante del cattolicesimo negli Stati uniti – ha gridato «Viva el Papa». Qualcun altro aveva disegnato una torta di cioccolato, con un 81 sopra, su un manifesto. Una torta vera – multipiano – era stata preparata nella sala blu della Casa Bianca. Ieri sera, poi, è stata preparata una cena in onore del pontefice, che però non ha partecipato. La East Room si è comunque riempita di cibo bavarese, in onore del pastore di origini tedesche. Benedetto XVI ha ringraziato i fedeli a stelle e strisce con un vigoroso «God Bless America» a conclusione del suo intervento.
Tutto liscio tra Bush e Benedetto? Ieri, la stampa americana spiegava che i due avevano opinioni simili – e negative – su aborto, matrimonio omosessuale e cellule staminali.
Divergenti, invece, le idee su Iraq, embargo cubano e pena di morte. In effetti però, il comunicato ufficiale, dopo un accenno al Libano, allude solo a una generica e «comune preoccupazione per la situazione in Iraq, in particolare per lo stato precario delle comunità crisitane lì e altrove nella regione».
Un altro argomento atteso in Usa riguardava lo scandalo dei preti pedofili. Già sull’aereo papale, Benedetto XVI aveva detto di «vergognarsi profondamente» per quello che è successo.
Usa: l’iniezione letale «non è crudele»
Il boia può tornare al lavoro. La Corte suprema respinge il ricorso di due condannati sulla incostituzionalità della morte chimica
Nelle stesse ore in cui ieri il papa e George Bush dissertavano di «principi morali» sui quali i governanti devono basare le proprie decisioni, la Corte suprema degli Stati uniti (nella quale cinque giudici su nove sono cattolici) ha respinto con 7 voti contro 2 il ricorso di due condannati a morte del Kentucky contro le esecuzioni effettuate con iniezione letale.
E’ dal settembre scorso che i boia degli Stati americani in cui è in vigore la pena di morte sono rimasti con le siringhe sollevate, in attesa di questa sentenza. Adesso potranno tranquillamente tornare a riprendere la loro attività: iniettare una dopo l’altra le tre sostanze chimiche che combinate danno una morte crudele. Prima il sedativo che stordisce, poi il componente che paralizza tutti i muscoli a eccezione del cuore e infine l’ultima sostanza, che ferma il battito e causa la morte.
Era stato proprio appellandosi al bando imposto dalla Costituzione sulle punizioni crudeli e inusuali che infliggono dolori e sofferenze non necessari, che due condannati a morte erano ricorsi alla Corte. Il supremo organo legislativo, presieduto da John Roberts, scelto e nominato da George Bush, ha motivato la sentanza affermando che i «postulanti» non hanno assolto al compito di dimostrare che quel trattamento, se mal somministrato, costituisce una punizione crudele e inusuale. Di certo manca la prova più inappellabile, quella del condannato che, paralizzato e impossibilitato ad esprimersi, non potrà mai testimoniare sulle proprie, indicibili, per l’appunto, sofferenze.
Amnesty International ha definito la sentenza «inaccettabile» perché, come ha dichiarato Riccardo Noury, portavoce della sezione italiana, «è come se affermi che c’è un modo umano e indolore di mettere a morte una persona».
Gli stati americani che applicano la pena di morte hanno cominciato ad usare il metodo delle tre iniezioni di sostanze chimiche dal 1978, in alternativa agli altri – sedia elettrica, impiccagione, camera a gas, plotone d’esecuzione. Ma in anni recenti si sono verificate in Florida e in California esecuzioni tramite iniezione così mal eseguite che i condannati ci hanno messo 30 minuti a morire.
L’anno scorso le esecuzioni negli Stati uniti hanno registrato il loro minimo storico, 42 , grazie anche al ricorso alla Corte che aveva fatto sospendere le esecuzioni a partire da settembre. Ora i boia potranno recuperare il tempo perduto

aprile 8, 2008

DIETRICH BONHOEFFER 9/4/45-9/4/08

Archiviato in: SENZAVOCE — miriwe @ 4:50 pm

 

il 9 aprile 1945

DIETRICH BONHOEFFER

è stato impiccato nel campo di concentramento di Flossebürg.

Messo a lato dalle burocrazie religiose

eccovi alcuni dei suoi tanti pensieri che condivido

 

 

 Essere cristiano non significa essere religioso in un determinato modo, fare qualcosa di se stessi (un peccatore, un penitente o un santo) in base ad una certa metodica, ma significa essere uomini. Cristo crea in noi non un tipo d’uomo, ma un uomo. Non è l’atto religioso a fare il cristiano, ma il prender parte alla sofferenza di Dio nella vita del mondo

 

Si ha l’impressione che la stupidità non sia un difetto congenito, ma piuttosto che in determinate circostanze gli uomini vengano resi stupidi, ovvero si lascino rendere tali. Osservando meglio si nota che qualsiasi ostentazione di potenza, politica o religiosa che sia, provoca l’istupidimento di una gran parte degli uomini. La potenza dell’ uno richiede la stupidità degli altri“.   

 

Coloro che sono stati spinti nell’abisso della miseria umana, abbassati e umiliati, devono essere innalzati. L’affamato ha bisogno di pane, il derelitto di una casa, chi è stato calpestato ha bisogno di giustizia, il solitario di compagnia, l’indisciplinato di ordine, lo schiavo di libertà. Sarebbe un’offesa contro Dio e contro il prossimo lasciare l’affamato alla sua fame, dicendo che Dio è particolarmente vicino ai bisognosi”.

 

“Non è l’atto religioso a fare il cristiano, ma il prendere parte alla sofferenza di Dio nella vita del mondo

(da lettera di Bonhoeffer a Bethge, 18 luglio 1944).

 

“Una spiritualità centrata sul mistero della storicizzazione di Dio che non riconosce a nessuno l’autorità di imprigionare il messaggio cristiano né in un’istituzione, come vorrebbe la gerarchia cattolica, né in un testo, come vorrebbe il fondamentalismo protestante”.

 

Coloro che sono stati spinti nell’abisso della miseria umana, abbassati e umiliati, devono essere innalzati. Ci sono fra gli uomini abissi di servaggio, di povertà e di ignoranza che impediscono la venuta misericordiosa di Cristo. Il dovere di preparare la via costituisce un compito di altissima responsabilità. L’affamato ha bisogno di pane, il derelitto di una casa, chi è stato calpestato ha bisogno di giustizia, il solitario di compagnia, l’indisciplinato di ordine, lo schiavo di libertà. Sarebbe un’offesa contro Dio e contro il prossimo lasciare l’affamato alla sua fame, dicendo che Dio è particolarmente vicino ai bisognosi

 

“Si ha l’impressione che la stupidità non sia un difetto congenito, ma piuttosto che in determinate circostanze gli uomini vengano resi stupidi, ovvero si lascino rendere tali. Osservando meglio si nota che qualsiasi ostentazione di potenza, politica o religiosa che sia, provoca l’istupidimento di una gran parte degli uomini. La potenza dell’ uno richiede la stupidità degli altri”.

 

Ad un detenuto italiano che gli chiedeva come lui, cristiano e pastore, potesse prender parte ad un complotto che cercava la morte di Hitler, Bonhoeffer rispose: “Quando un pazzo lancia la sua auto sul marciapiede, io non posso, come pastore, contentarmi di sotterrare i morti e consolare le famiglie. Io devo, se mi trovo in quel posto, saltare e strappare il conducente al suo volante.”

 

Essere cristiano non significa essere religioso in un determinato modo, fare qualcosa di se stessi (un peccatore, un penitente o un santo) in base ad una certa metodica, ma significa essere uomini. Cristo crea in noi non un tipo d’uomo, ma un uomo. Non è l’atto religioso a fare il cristiano, ma il prender parte alla sofferenza di Dio nella vita del mondo.

( Bonhoeffer, “Resistenza e resa”)

 

“ Il tempo della religione come potere è ormai giunto alla fine, resta quello dell’interiorità, della coscienza. La mia diffidenza e la mia paura nei confronti della religiosità sono diventate qui più grandi che mai”

 

«La vita cristiana è partecipazione all’incontro di Cristo con il mondo».

 

Già Dietrich Bonhoeffer aveva posto il problema della fede nel tempo della sciagura nazista. Oggi – diceva Bonhoeffer – urge una fede matura, che sappia vivere “etsi deus non daretur”, come se Dio non ci fosse. E questa fede in Dio è l’azione incondizionata per l’altro uomo. Esistere-per-gli-altri: è la dimensione della fede nel nostro tempo.

 

aprile 7, 2008

Martin e Obama: 40 anni dopo

Archiviato in: SENZAVOCE — miriwe @ 9:04 am
Martin Luther King, 40 anni dopo
Marco d’Eramo
Il Lorraine motel è ancora lì, in un quartiere non agiato di Memphis: a vederlo, pare un ambiente improbabile per un evento storico, tanto è liso e ordinario. Eppure alle sei del pomeriggio del 4 aprile 1968 Martin Luther King stava proprio al balcone, al primo (e ultimo) piano di quest’edificio prefabbricato, quando fu ucciso da una fucilata. Oggi – manco a dirlo – l’albergo è diventato un museo nazionale per i diritti civili.
Come tutti gli esseri scomodi, King andava prima ammazzato, compianto con un lutto nazionale, decorato con medaglie postume al valor civile, celebrato come strenuo martire per la libertà, indi musealizzato, e infine ridotto a innocua icona. La prima pietra del suo Memoriale con un scultura di Lei Yixin è stata posta nel 2006 a Washington dove nel 1963 tenne il famoso discorso in cui diceva «Ho un sogno» (I have a dream), frase citata così tante volte a proposito e a sproposito dai più disparati politici europei, da indurci all’oniromanzia comparata; mentre quasi nessuno ricorda la critica che Malcolm X rivolse a questo «sogno» di armonia razziale, quando definì la Marcia di Washington la «Farsa di Wahington».
Non c’è ghetto nero negli Usa che non sia traversato da un Martin Luther King Drive. Quegli stessi ghetti neri che non cessano di ricordarci come il sogno di King sia tuttora solo un sogno, a 40 anni dal suo omicidio: negli Stati uniti, rispetto ai bianchi, ancora adesso la vita media dei neri è sei anni più breve, la mortalità infantile è tripla, la probabilità di essere vittime di un omicidio è sei volte più alta. La percentuale di neri sotto la soglia della povertà è il triplo dei quella dei bianchi, mentre il reddito medio delle famiglie nere è un 35% più basso. Per non parlare dell’incarcerazione, che negli Stati uniti vede in atto il più grande «internamento razziale» della storia.
I neri sono solo il 12,5% della popolazione, ma quasi la metà dei detenuti. Un giovane maschio di un ghetto nero ha la certezza statistica di finire in galera almeno una volta nella sua vita. Anche la desegregazione sembra destinata a rimanere un sogno, se è vero che, grazie ad alcune recenti sentenze della Corte suprema, in tutte le città degli Stati uniti è in corso un processo di accelerata risegregazione razziale delle scuole (tema cui il Christian Science Monitor ha di recente dedicato una copertina). Di decennale in decennale, la rituale celebrazione degli anniversari a cifra tonda ha perciò una funzione insieme assolutoria e disinnescante. Come Ernesto Che Guevara è assurto a icona universale quando il termine «rivoluzione» è diventato una parolaccia, così onorare Martin Luther King è un artifizio della retorica collettiva per rimuovere il problema della superiorità bianca e cullarsi nella convinzione che negli Stati uniti si sia ormai richiusa la piaga razzista: un po’ come in India i benpensanti sostengono che le caste «sono un problema del passato». Quest’anno la compunta ipocrisia dell’anniversario è accentuata dalla concomitanza con l’accesa competizione in campo democratico per le primarie presidenziali e la folgorante ascesa di Barack Obama, Con balzani paragoni tra i due personaggi – e il nemmeno tanto sotterraneo auspicio, da parte di tanti razzisti di qua e di là dell’Atlantico, di vedere l’ascesa del senatore dell’Illinois terminare in un simile sanguinoso epilogo. L’ascesa di Obama sarebbe la dimostrazione vivente che il sogno di King si è avverato, che la vergogna del razzismo è ormai alle spalle e che gli Usa sono pronti per un presidente nero. In realtà il paese può restare benissimo razzista anche con un presidente nero, tanto più se una delle ragioni principali per cui molti americani bianchi votano Obama è che è «il primo nero che non li fa sentire colpevoli di essere bianchi». Obama fa parte di una ristretta, ma consistente borghesia nera che ha già espresso i Colin Powell e le Condoleezza Rice, una minoranza che si apre un varco nell’élite statunitense mentre statisticamente le sorti della comunità nera rimangono stazionarie, quando non si aggravano. Ma soprattutto, Martin Luther King era il portavoce dei neri, mentre Barack Obama fa di tutto per essere un candidato nero sì, ma «postrazziale» e soprattutto non «candidato dei neri». Senza contare altre differenze sostanziali: quelle del messaggio politico innanzitutto. Luther King si rivolterebbe nella tomba a sentire Obama parlare degli eccessi delle «discriminazioni positive» e delle sofferenze che a causa di esse hanno subito i bianchi. Per Obama il dramma della povertà negli Stati uniti non è così tragico e urgente come per King. D’altronde, un nero non avrebbe nessuna possibilità di essere eletto presidente degli Stati uniti se non si presentasse come moderato, centrista, anzi un po’ conservatore. La differenza del messaggio si articola in una totale diversità dell’azione politica. Mai Obama sarebbe finito in carcere per una manifestazione. E qui va chiarito un malinteso che in Italia si è diffuso, grazie al – magari involontario – contributo di Rifondazione Comunista, e cioè che la politica della non violenza sia non violenta, sia non conflittuale, dolcetta e in scarpette da sera. In realtà il nome originario della politica della non violenza era «disobbedienza civile» e comportava prigionie, arresti, linciaggi e morti per chi la praticava: basti ricordare, a proposito del Mahatma Gandhi, che la famosa Marcia del Sale fu repressa dagli inglesi nel 1930 incarcerando 80.000 persone; o che il momento culminante della lotta per i diritti civili di Luther King avvenne a Selma, in Alabama, in una domenica del 1965 che non a caso fu chiamata «Bloody Sunday». Insomma, non violenza non vuol dire essere innocui e imbelli. Marco d’Eramo

marzo 6, 2008

8 MARZO

Archiviato in: don LUIGI — miriwe @ 10:30 am

8 MARZO: SCIOPERO DELLA SPESA ALL’ESSELUNGA
Nel segno dei diritti e della libertà  delle donne e in solidarietà con la lavoratrice dell’Esselunga che ha denunciato un’aggressione sul luogo di lavoro successiva ad un abuso subito, Usciamo dal silenzio (www.usciamodalsilenzio.org) invita ad aderire allo SCIOPERO DELLA SPESA ALL’ESSELUNGA nelle giornate dell’8 e del 9 marzo.

La strategia di Esselunga è ormai consolidata:
comprare pagine di pubblicità  sui quotidiani per togliersi i sassolini dalle
scarpe. Stavolta, però, non si tratta di polemizzare con la concorrenza(ovvero la Coop), ma con la stampa, colpevole di aver informato sulle cattive condizioni di lavoro nella catena di supermercati fondata da Bernardo Caprotti. Colpevole, in particolare, di aver raccontato la storia di una dipendente italoperuviana di 44 anni malata di cistite, che il
2 febbraio fu costretta a farsi la pipì¬ addosso alla cassa, davanti a colleghi e clienti del punto vendita milanese di viale Papiniano, perchè senza permesso di recarsi ai servizi. E che giovedì scorso è stata aggredita nello spogliatoio, bendata e picchiata da uno sconosciuto, perchè¨ non ha tenuto la bocca chiusa ed ha denunciato il mobbing subito. «Un accadimento tutto da chiarire» scrive Esselunga nell’inserzione pubblicata martedì.

La denuncia dell’abuso subito dalla lavoratrice e del successivo pestaggio non ha certo portato buona pubblicità  al gruppo della grande distribuzione, con la sinistra milanese che invoca l’intervento degli ispettori del lavoro ed il coordinamento femminile Usciamo dal silenzio che invita allo sciopero della spesa all’Esselunga per la festa della donna per l’8 e 9 marzo.
 «La bieca luce nella quale è stata posta Esselunga, dipinta come azienda reazionaria, arcigna e senza scrupoli, nuoce gravemente alla sua reputazione e alla sua immagine» si lamenta la catena di supermercati. Così il signor Caprotti è corso ai ripari, comprando pagine pubblicitarie a pagamento.
Innanzitutto per regolare i conti con stampa e sindacati a suon di minacce legali per il «clima di intimidazione artatamente creato a nostro danno da taluni sindacalisti, politicanti e giornalisti, in un palese concerto». In particolare, si annunciano querele per Cgil, Uil, Repubblica e Rai.

http://milano.repubblica.it/dettaglio/Mobbing:-cassiera-Esselunga-aggredita-proteste/1429153?ref=rephp

Esselunga: mai più.

Calci. Testate contro il muro. Per raccontare ciò che è accaduto
venerdì alle 16,30 alla Esselunga di viale Papiniano ci vorrebbe
la penna di un Geminello Alvi, il fine economista che per magnificare
l’impero di padron Caprotti (4,9 miliardi di euro di fatturato,
130 punti vendita) ha scritto il best sellerlibello anti Coop intitolato

Falce e carrello
. Il titolo di quest’altra storia ancora non c’è, la trama
è stata raccontata (a medici, poliziotti, colleghi e sindacalisti) dalla protagonista, dipendente di Esselunga, la stessa persona che il 2 febbraio è stata costretta a pisciarsi addosso in cassa nonostante soffrisse di disturbi renali, patologia documentata da un medico.
«Ero nello spogliatoio – ha raccontato ai microfoni di Radio Popolare – quando una persona che non ho visto in faccia mi ha messo una fascia nera sugli occhi e ha cercato di mettermi qualcosa in bocca per non farmi gridare, gli ho dato un morso e ho notato che non era pelle, forse portava guanti di plastica. Mi ha preso per i capelli, mi ha trascinata in bagno e mi ha picchiato la testa dappertutto, ha chiuso la porta e mi ha detto ‘così impari’ e ‘piscia’ e mi ha infilato la testa nel bagno». E’ svenuta, il direttore della filiale prima l’ha accusata di autolesionismo e poi si è scusato per averlo insinuato, inospedale le hanno dato dieci giorni di prognosi.

Oggi, fatto eccezionale, Fil-cams-Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs-Uil hanno proclamato una giornata di sciopero in tutti i supermercati (con presidio in viale Papiniano): in casa Caprotti significa pochi coraggiosi delegati che volantinano in un contesto dove i lavoratori sono sistematicamente terrorizzati (come documenta il libro L’azienda totale uscito qualche an-no fa per Sensibili alle foglie).
Ma fino a questo punto? La vicenda ha dell’incredibile, e però Roberto D’Arcangelo
(Filcams Cgil) si stupisce ma non troppo: «Due settimane fa, un responsabile ha scaraventato addosso una cassetta della frutta a un lavoratore disabile assunto come categoria protetta». Roberta Musu, segretaria regionale Uiltucs Uil, non riu-sciva a crederci quando l’altra sera ha ricevuto la telefonata dal pronto soccorso. Un pestaggio così, in stile Quentin Tarantino è roba da film.
«Quando l’ho vista -racconta – ho capito che era tutto vero. La signora ha lividi sui glutei e sulla schiena, è stata presa a cal-ci, la conoscevo anche prima, è una persona forte e tranquilla».
Con lei, rappresentante dell’unico sindacato che prova a fare brec-cia nell’azienda totale,
i dirigenti di Esselunga nemmeno parlano, e nemmeno davanti a un atto vile come questo.
A rigor di logica, è impensabile che un’azienda scaltra come Esselunga sia direttamente responsabile di ciò che è accaduto. «Potrebbe essere l’iniziativa personale di qualche capetto troppo zelante…»,si verbalizza a bassa voce tra chi conosce il clima che si respira in casa Capretti. L’azienda ieri sera ha scritto poche righe, queste: «In merito all’episodio che ha riguardato la nostra dipendente, desideriamo comunicare che sono attualmente in corso delle indagini da parte delle forze dell’ordine, di cui abbiamo subito richiesto l’intervento e alle quali stiamo fornendo la massima collaborazione.
Auspichiamo che venga fatta luce silla vicenda nel più breve tempo pos-sibile. Al momento riteniamo prematuro rilasciare altre dichiarazioni. Siamo vicini alla nostra dipendente, alla quale stiamo garantendo il nostro supporto». I gruppi della sinistra in Regione Lombardia (compreso il Pd e i Cristiani Federalisti) hanno presentato una mozione di solidarietà con la lavoratrice aggredita.
«Dopo essere stata vittima di un trattamento che lede i più elementari diritti -dicono i consiglieri Agostinelli (Prc) e Storti (Pdci) – la lavoratrice ha pagato il coraggio della denun-cia con pesanti minacce e con una vile aggressione, ancora più odiosa poiché esercitata da un uo-mo contro una donna indifesa».

Da “Il Manifesto” del 01/03/2008″

febbraio 28, 2008

LEZIONE DI POLITICA ECONOMICA

Archiviato in: don LUIGI — miriwe @ 9:23 am

 TITOLO:      HAI 2 MUCCHE

  SOCIALISMO:
  Hai 2 mucche.
  Il tuo vicino ti aiuta ad occupartene e tu dividi il latte con lui.

  COMUNISMO:
  Hai 2 mucche.
  Il governo te le prende e ti fornisce il latte secondo i tuoi
  bisogni.

  FASCISMO:
  Hai 2 mucche
  Il governo te le prende e ti vende il latte.

  NAZISMO:
  Hai 2 mucche.
  Il governo prende la vacca bianca ed uccide quella nera.

  DITTATURA:
  Hai 2 mucche.
  La polizia te le confisca e ti fucila.

  FEUDALESIMO:
  Hai 2 mucche.
  Il feudatario prende metà del latte e si porta a letto tua moglie.

  DEMOCRAZIA:
  Hai 2 mucche.
  Si vota per decidere a chi spetta il latte.

  ANARCHIA:
  Hai 2 mucche.
  Lasci che si organizzino in autogestione.

  CAPITALISMO:
  Hai 2 mucche
  Ne vendi una per comprare un toro ed avere dei vitelli con cui
  iniziare un allevamento.

  BERLUSCONISMO:
  Hai 2 mucche.
  Ne vendi 3 alla tua Società quotata in borsa, utilizzando lettere di
  credito aperte da tuo fratello sulla tua banca. Poi fai uno scambio
  delle lettere di credito, con una partecipazione in una Società
  soggetta ad offerta pubblica e nell’operazione guadagni 4 mucche
  beneficiando anche di un abbattimento fiscale per il possesso di 5
  mucche.  I diritti sulla produzione del latte di 6 mucche vengono
  trasferiti da un intermediario panamense sul conto di una Società con
  sede alle Isole Cayman, posseduta clandestinamente  da un azionista
  che rivende alla tua Società i diritti sulla produzione del latte di 7 mucche.
  Nei libri contabili di questa Società figurano 8 ruminanti con
  l’opzione d’acquisto per un ulteriore animale. Nel frattempo hai
  abbattuto le 2 mucche perchè sporcano e puzzano.
  Finisci sotto inchiesta per frode,
  ma prima che ti mettano in galera, ti fai eleggere
  Presidente del Consiglio.

  PRODISMO:
  Hai 2 mucche.
  Tu le mantieni, il governo si prende il latte e ti mette una tassa
su:
  la stalla, la mangiatoia, la produzione. A te rimane lo sterco.
  Intanto è  (ERA)  in approvazione un disegno di Legge sulla
tassazione
  dei rifiuti organici animali.

  MARINISMO:
  Hai 2 mucche.
  Lo pseudo governo le vende a Mastella per cercare di rimanere in piedi
  per ottenere la pensione!

febbraio 26, 2008

ThyssenKrupp:assassini.

Archiviato in: Italia — miriwe @ 2:47 pm
ThyssenKrupp, la prima volta
Loris Campetti
Omicidio volontario con dolo eventuale e incendio con dolo eventuale. Per la prima volta in Italia a un dirigente industriale, al termine di un’inchiesta su una strage provocata dalla mancata applicazione delle norme sulla sicurezza, viene contestato questo gravissimo reato. È successo a Torino dove il sostituto procuratore Raffaele Guariniello ha concluso l’inchiesta sulla strage della ThyssenKrupp in cui sono morti bruciati sette operai. «Colpevole» è l’amministratore delegato Harald Espenhahan.
Sapevano che la fabbrica di Torino era una polveriera. Sapevano che le norme di sicurezza non erano rispettate. Ma i dirigenti della ThyssenKrupp italiana sapevano anche che quella fabbrica andata in fumo il 6 dicembre insieme a sette dei suoi operai, l’avrebbero chiusa nel giro di pochi mesi, dunque perché buttare i soldi per salvaguardare gli impianti e, soprattutto i lavoratori? Del resto, la filosofia della ThyssenKrupp è chiara: massima sicurezza nelle fabbriche tedesche, accettabile in quella di Terni e decisamente scarsa a Torino. Lo stesso incidente non crea problemi in Germania, viene arginato a Terni con qualche operaio ferito, uccide a Torino. Meglio non chiedersi in quali condizioni lavorino gli operai cinesi del colosso dell’acciaio tedesco.
È il bello della globalizzazione selvaggia, dove l’Italia è collocata un gradino più in giù della Germania e un po’ sopra la Cina. Del resto, gli imprenditori italiani non sono più virtuosi di quelli tedeschi quando operano nei paesi collocati sotto il nostro nel grafico della globalizzazione neoliberista. Sapevano tutte queste cose, l’amministratore delegato Harald Espenhahan e cinque dei suoi dirigenti, quando decisero di rischiare un incidente che avrebbe potuto bruciare vite umane, evidentemente considerate residui destinati comunque alla fuoriuscita dal ciclo dell’acciaio. Purtroppo, dentro quel ciclo ci sono rimasti per sempre. Agli altri imputati è contestato l’omicidio colposo con colpa cosciente e per tutti omissione dolosa di cautele anti-infortunistiche aggravata. Quel che non avevano messo in conto i dirigenti della ThyssenKrupp è che, purtroppo per loro, Torino è una delle poche città italiane in cui la Procura della Repubblica persegue fino in fondo i reati commessi sul luogo di lavoro, apre inchieste – e questo lo fanno in molte altre procure – e le porta a compimento individuando reati e colpevoli – e questa, purtroppo per tutti, è una rarità.
Raffaele Guariniello non ha perso tempo e in appena due mesi e mezzo ha concluso le indagini a tappeto individuando le gravissime responsabilità del gruppo dirigente del gigante tedesco nella strage. L’amministratore delegato sapeva, ha fatto le sue scelte che se confermate non potranno che chiamarsi criminali. L’imputazione di omicidio volontario per un reato consumato sul lavoro non ha precedenti.
Ci dice che sette operai sono stati uccisi, e che gli assassini sono stati individuati.

febbraio 19, 2008

Caro Epifani ti scrivo

Archiviato in: don LUIGI — miriwe @ 10:52 am

ROMA – “Così come dobbiamo dire all’amministrazione di tenere i precari che lavorano bene, bisogna avere il coraggio di denunciare le persone che non lavorano’. Lo ha detto il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, nel corso di un convegno sulla formazione, tornando a parlare di fannulloni nella pubblica amministrazione. Il suo intervento ha ricevuto molti applausi.

(www.instablog.org/ultime/13734.html)

Lettera ad Epifani sui fannulloni

Caro Epifani,identificare i lavoratori pubblici con i “fannulloni” è cosa che neppure i finti sindacati dei paesi a regime totalitario fanno. Aizzarli a denunziare chi non lavora o lavora poco è degno delle cronache dello stacanovismo sovietico che, almeno, aveva lo scopo di creare una società socialista…Faresti assai meglio a dedicarti a censire i consulenti della pubblica amministrazione, in grandissima parte finti, i managers che hanno rotto ogni rapporto equilibrato tra i dipendenti, le cooperative fasulle gestite spesso da negrieri che prestano lavoratori invisibili agli ospedali o alle scuole a 800 euro al mese, faresti bene insomma a cercare di conoscere e capire meglio di che cosa parli e quale responsabilità ti assumi .Oramai la gestione delle assunzioni nella pubblica amministrazione è stata del tutto privatizzata a vantaggio di cooperative controllate dai “politici” che selezionano in base alla fedeltà le persone da avviare al lavoro!! Di tutto questo non ti sei mai occupato e non ti occupi. Partecipare alla criminalizzazione indistinta del pubblico impiego per sgretolarlo a vantaggio di privati appaltatori delle strutture statali non è opera neppure liberistica ma di mera riduzione della pubblica amministrazione ad un affari per i privati.

Pietro Ancona
segretario regionale cgil in pensione
già membro del CNEL

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