Miriwe78’s Weblog

Febbraio 28, 2008

LEZIONE DI POLITICA ECONOMICA

Archiviato in: don LUIGI — miriwe @ 9:23 am

 TITOLO:      HAI 2 MUCCHE

  SOCIALISMO:
  Hai 2 mucche.
  Il tuo vicino ti aiuta ad occupartene e tu dividi il latte con lui.

  COMUNISMO:
  Hai 2 mucche.
  Il governo te le prende e ti fornisce il latte secondo i tuoi
  bisogni.

  FASCISMO:
  Hai 2 mucche
  Il governo te le prende e ti vende il latte.

  NAZISMO:
  Hai 2 mucche.
  Il governo prende la vacca bianca ed uccide quella nera.

  DITTATURA:
  Hai 2 mucche.
  La polizia te le confisca e ti fucila.

  FEUDALESIMO:
  Hai 2 mucche.
  Il feudatario prende metà del latte e si porta a letto tua moglie.

  DEMOCRAZIA:
  Hai 2 mucche.
  Si vota per decidere a chi spetta il latte.

  ANARCHIA:
  Hai 2 mucche.
  Lasci che si organizzino in autogestione.

  CAPITALISMO:
  Hai 2 mucche
  Ne vendi una per comprare un toro ed avere dei vitelli con cui
  iniziare un allevamento.

  BERLUSCONISMO:
  Hai 2 mucche.
  Ne vendi 3 alla tua Società quotata in borsa, utilizzando lettere di
  credito aperte da tuo fratello sulla tua banca. Poi fai uno scambio
  delle lettere di credito, con una partecipazione in una Società
  soggetta ad offerta pubblica e nell’operazione guadagni 4 mucche
  beneficiando anche di un abbattimento fiscale per il possesso di 5
  mucche.  I diritti sulla produzione del latte di 6 mucche vengono
  trasferiti da un intermediario panamense sul conto di una Società con
  sede alle Isole Cayman, posseduta clandestinamente  da un azionista
  che rivende alla tua Società i diritti sulla produzione del latte di 7 mucche.
  Nei libri contabili di questa Società figurano 8 ruminanti con
  l’opzione d’acquisto per un ulteriore animale. Nel frattempo hai
  abbattuto le 2 mucche perchè sporcano e puzzano.
  Finisci sotto inchiesta per frode,
  ma prima che ti mettano in galera, ti fai eleggere
  Presidente del Consiglio.

  PRODISMO:
  Hai 2 mucche.
  Tu le mantieni, il governo si prende il latte e ti mette una tassa
su:
  la stalla, la mangiatoia, la produzione. A te rimane lo sterco.
  Intanto è  (ERA)  in approvazione un disegno di Legge sulla
tassazione
  dei rifiuti organici animali.

  MARINISMO:
  Hai 2 mucche.
  Lo pseudo governo le vende a Mastella per cercare di rimanere in piedi
  per ottenere la pensione!

Febbraio 26, 2008

ThyssenKrupp:assassini.

Archiviato in: Italia — miriwe @ 2:47 pm
ThyssenKrupp, la prima volta
Loris Campetti
Omicidio volontario con dolo eventuale e incendio con dolo eventuale. Per la prima volta in Italia a un dirigente industriale, al termine di un’inchiesta su una strage provocata dalla mancata applicazione delle norme sulla sicurezza, viene contestato questo gravissimo reato. È successo a Torino dove il sostituto procuratore Raffaele Guariniello ha concluso l’inchiesta sulla strage della ThyssenKrupp in cui sono morti bruciati sette operai. «Colpevole» è l’amministratore delegato Harald Espenhahan.
Sapevano che la fabbrica di Torino era una polveriera. Sapevano che le norme di sicurezza non erano rispettate. Ma i dirigenti della ThyssenKrupp italiana sapevano anche che quella fabbrica andata in fumo il 6 dicembre insieme a sette dei suoi operai, l’avrebbero chiusa nel giro di pochi mesi, dunque perché buttare i soldi per salvaguardare gli impianti e, soprattutto i lavoratori? Del resto, la filosofia della ThyssenKrupp è chiara: massima sicurezza nelle fabbriche tedesche, accettabile in quella di Terni e decisamente scarsa a Torino. Lo stesso incidente non crea problemi in Germania, viene arginato a Terni con qualche operaio ferito, uccide a Torino. Meglio non chiedersi in quali condizioni lavorino gli operai cinesi del colosso dell’acciaio tedesco.
È il bello della globalizzazione selvaggia, dove l’Italia è collocata un gradino più in giù della Germania e un po’ sopra la Cina. Del resto, gli imprenditori italiani non sono più virtuosi di quelli tedeschi quando operano nei paesi collocati sotto il nostro nel grafico della globalizzazione neoliberista. Sapevano tutte queste cose, l’amministratore delegato Harald Espenhahan e cinque dei suoi dirigenti, quando decisero di rischiare un incidente che avrebbe potuto bruciare vite umane, evidentemente considerate residui destinati comunque alla fuoriuscita dal ciclo dell’acciaio. Purtroppo, dentro quel ciclo ci sono rimasti per sempre. Agli altri imputati è contestato l’omicidio colposo con colpa cosciente e per tutti omissione dolosa di cautele anti-infortunistiche aggravata. Quel che non avevano messo in conto i dirigenti della ThyssenKrupp è che, purtroppo per loro, Torino è una delle poche città italiane in cui la Procura della Repubblica persegue fino in fondo i reati commessi sul luogo di lavoro, apre inchieste – e questo lo fanno in molte altre procure – e le porta a compimento individuando reati e colpevoli – e questa, purtroppo per tutti, è una rarità.
Raffaele Guariniello non ha perso tempo e in appena due mesi e mezzo ha concluso le indagini a tappeto individuando le gravissime responsabilità del gruppo dirigente del gigante tedesco nella strage. L’amministratore delegato sapeva, ha fatto le sue scelte che se confermate non potranno che chiamarsi criminali. L’imputazione di omicidio volontario per un reato consumato sul lavoro non ha precedenti.
Ci dice che sette operai sono stati uccisi, e che gli assassini sono stati individuati.

Febbraio 19, 2008

Caro Epifani ti scrivo

Archiviato in: don LUIGI — miriwe @ 10:52 am

ROMA – “Così come dobbiamo dire all’amministrazione di tenere i precari che lavorano bene, bisogna avere il coraggio di denunciare le persone che non lavorano’. Lo ha detto il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, nel corso di un convegno sulla formazione, tornando a parlare di fannulloni nella pubblica amministrazione. Il suo intervento ha ricevuto molti applausi.

(www.instablog.org/ultime/13734.html)

Lettera ad Epifani sui fannulloni

Caro Epifani,identificare i lavoratori pubblici con i “fannulloni” è cosa che neppure i finti sindacati dei paesi a regime totalitario fanno. Aizzarli a denunziare chi non lavora o lavora poco è degno delle cronache dello stacanovismo sovietico che, almeno, aveva lo scopo di creare una società socialista…Faresti assai meglio a dedicarti a censire i consulenti della pubblica amministrazione, in grandissima parte finti, i managers che hanno rotto ogni rapporto equilibrato tra i dipendenti, le cooperative fasulle gestite spesso da negrieri che prestano lavoratori invisibili agli ospedali o alle scuole a 800 euro al mese, faresti bene insomma a cercare di conoscere e capire meglio di che cosa parli e quale responsabilità ti assumi .Oramai la gestione delle assunzioni nella pubblica amministrazione è stata del tutto privatizzata a vantaggio di cooperative controllate dai “politici” che selezionano in base alla fedeltà le persone da avviare al lavoro!! Di tutto questo non ti sei mai occupato e non ti occupi. Partecipare alla criminalizzazione indistinta del pubblico impiego per sgretolarlo a vantaggio di privati appaltatori delle strutture statali non è opera neppure liberistica ma di mera riduzione della pubblica amministrazione ad un affari per i privati.

Pietro Ancona
segretario regionale cgil in pensione
già membro del CNEL

Febbraio 18, 2008

AFRICA, CARDINALE PENGO: INGIUSTIZIE GLOBALI NEI CONFRONTI DEL CONTINENTE

Archiviato in: SENZAVOCE — miriwe @ 11:27 am
AFRICA
16/2/2008  
CARDINALE PENGO, INGIUSTIZIE GLOBALI NEI CONFRONTI DEL CONTINENTE
Chiesa e Missione, Standard
“L’Africa non è più un continente emarginato, dal punto di vista politico. Il ruolo dell’Africa nello sviluppo economico, però, rimane marginale. Questa è un’ingiustizia a livello globale. Il dibattito attuale sugli accordi di partenariato economico (Ape o Epa, secondo l’acronimo inglese, ndr) ne è solo un esempio” : sono le parole del cardinale Polycarp Pengo, arcivescovo di Dar es Salaam (Tanzania) e presidente del Comitato permanente del simposio delle Conferenze episcopali di Africa e Madagascar (Sceam), intervenuto a Johannesburg (Sudafrica) durante la recente conferenza intitolata “Giustizia per i poveri in Africa”. Sulla questione degli Ape, gli accordi commerciali ancora in fase negoziale tra l’Unione europea (UE) e i paesi del blocco Africa-Caraibi-Pacifico (Acp), il porporato ha precisato che “in teoria, mirano a una maggiore liberalizzazione dei mercati. Ma diventeranno un nuovo strumento di dominazione da parte dei potenti produttori occidentali, con effetti deleteri sulla produzione agricola africana, per esempio. La Chiesa ha sempre condannato condizioni di scambi così inique”. La globalizzazione, ha osservato il cardinale Pengo nella sua relazione – pubblicata da Fides – “offre opportunità alle popolazioni africane. I moderni sistemi di comunicazione hanno reso possibile al continente l’accesso al progresso economico e scientifico globale”; tuttavia “molte fasce di popolazione sono ancora sistematicamente escluse dall’accesso basilare alla sfera dei mercati e restano legate a un’economia di sussistenza”. Inoltre, sottolinea il cardinale riferendosi allo sfruttamento delle risorse naturali, spesso energetiche, “il continente è ancora sottoposto a decisioni prese altrove”. Dedicando un paragrafo all’influenza ‘politica’ dell’Africa, monsignor Pengo constata che “gli interventi internazionali in aree di crisi africane sono sempre più lenti che in altre parti del mondo. Le vite degli africani – si chiede – sono forse meno importanti delle altre? Dopo tutto, non sono uccise da armi fabbricate fuori dal continente?”[CC]

www.misna.org

 

RIBATTEZZATO DAI POVERI

Archiviato in: Teologia della liberazione — miriwe @ 11:07 am

 alex.jpgdi A. Zanotelli

«Non mi era mai capitato di fare un’esperienza del genere nei dodici anni passati a Korogocho, la baraccopoli posta a nord-est di Nairobi. Un vero e proprio bagno di umanità, un secondo battesimo dei poveri. Il primo l’avevo ricevuto quando “saltai il muro”, il 14 gennaio 1990, e andai a stare nello slum, dove ho vissuto fino al 2002. Sono rientrato a Korogocho il 13 gennaio scorso. Al tramonto, a piedi.»

È stata una festa senza fine. Strette di mano, sorrisi, abbracci, urla di gioia…«Sei proprio tu!». «Dio compie le sue meraviglie!». «Benedetto il Signore che ti ha riportato in mezzo a noi».
Impossibile procedere verso la chiesetta di St. John. Ognuno voleva toccarmi, sentire che ero proprio io… La gioia che si sprigionava dai volti, la danza che esplodeva dai corpi… Festa! Mi veniva da piangere dalla gioia. E poi quanti bambini che si aggrappavano alle gambe, che mi tenevano per mano, che mi trascinavano in avanti perché potessi arrivare alla chiesetta.
Mi è venuto spontaneo pensare a ciò che si legge nel Vangelo, quando Gesù entra a Gerusalemme e i farisei gli chiedono di tappare la bocca ai suoi discepoli: «Se tacciamo costoro – risponde Gesù – si metteranno a gridare le pietre». Grideranno le pietre! Che bagno di umanità, di calore umano, di Vita! Trasformante! Energizzante! «Grazie Papà che hai tenuto nascoste queste cose ai grandi, ai potenti e le hai rilevate ai Piccoli, ai Poveri, agli Oppressi… Sì Papà, perché cosi è piaciuto a te». Così esclamava Gesù.
Trascinato in avanti dai bambini, spintonato da tutte le parti, madido di sudore e di polvere, ma pieno di gioia, sono entrato nella chiesetta di St. John, dove un piccolo gruppo di persone era in profonda adorazione. Mi sono inginocchiato con loro in adorazione. Finita l’adorazione, nuovi abbracci, trilli di gioia, mentre i bambini mi spingevano in avanti, fuori, lungo la strada strapiena di gente per portarmi a celebrare l’eucaristia in una casa diroccata, ma dove la festa è riesplosa celebrando e pregando per un ammalato.
Nella notte l’abbraccio con i fratelli comboniani Daniele Moschetti, Paolo Latorre, John Webutsa, e anche con Gino Filippini, che vive da oltre 15 anni a Korogocho e con Luca. Festa dell’intimità, prendendo un boccone insieme. Una festa che è ricominciata nuovamente l’indomani, nella celebrazione eucaristica della domenica nel rito della Missa Ya Sinodi. Uno scoppio di canti, di danze, di gesti, di simboli per celebrare la presenza del Risorto in mezzo ai crocifissi di Korogocho. All’omelia ho chiamato intorno all’altare i lavoratori della domenica. «Ho incominciato con voi, gli ultimi di Korogocho, quando arrivai qui nel 1990. “Dove siete?”. “Eccomi” ha risposto Makeo. Altri lo hanno seguito e mi hanno attorniato sull’altare. “Grazie padre Alex – ha continuato Makeo – perché ci hai ridato la nostra dignità!”».
Questa celebrazione è anni luce lontana dalle nostre eucaristie italiane così ingessate e tristi!
Un abbraccio corale, pubblico, toccante è stato espresso dalle parole di Moses, il coordinatore delle ventisei piccole comunità cristiane di Korogocho: «Karibu, Alex! Sentiti a casa tua!». Che uomo splendido Moses, malato, ma che dignità, che spontaneità. Ho ascoltato tante preghiere che mi sono penetrate dentro! Adesso capisco da dove mi viene la forza per resistere al sistema. Le preghiere dei poveri mi aiutano ad andare avanti.
E dopo la messa, un altro bagno di bambini, giovani… ognuno voleva salutarmi personalmente, essere riconosciuto, apprezzato! Mi sono sentito riempito d’energia, amato. Per me è stata la prova del nove: cioè che il lavoro fatto in quei dodici stupendi anni a Korogocho è stato prima di tutto un lento lavoro di relazioni umane, che ora riemergevano con tutta la gioia africana, con tutti i colori africani, sotto un sole abbagliante.
Questa gente non ha altro che la propria umanità e io mi sono sentito immerso nelle acque del calvario dei poveri, mi sono sentito di nuovo battezzato dai poveri. Era quanto avevo chiesto nella prima eucaristia che avevo celebrato a Korogocho, quel 14 gennaio 1990: «Desidero essere battezzato da voi». Quei lunghi anni a Korogocho furono il mio battesimo, che ora si rinnova in maniera inaspettata.
La chiesa riconosce tre battesimi: acqua, desiderio e sangue. Riconoscerà un giorno il “battesimo dei poveri”? Infatti, non siamo forse battezzati nel Cristo crocifisso, simbolo di tutti i crocifissi umiliati, calpestati dalla storia?

Prostitute: i volti, le storie, il cuore di queste ragazze…

Archiviato in: proposte interessanti — miriwe @ 9:31 am
FONDAZIONE GEDAMA onlusin collaborazione conl’Associazione Papa Giovanni XXIIIe con la Comunità dei Frati Predicatori

 PROSTITUTE ieri ed oggi :I VOLTI, LE STORIE,IL CUORE. 

22 e 29 Febbraio 2008, ore 21.00
Centro Culturale S. Bartolomeo Largo Belotti, 1 – Bergamo
Largo Belotti, 1—Bergamo

PREMESSA

  La situazione di mia sorella,non è buona!

La situazione di mia sorella sulle stradenon è buona!

La situazione di mia sorella nei locali chiusinon è buona! 

La situazione politica sulla prostituzione non è buona! 

La situazione dei clientinon è buona!

La situazione della domanda di sesso a pagamento dei clientinon è buona!

La situazione della coscienza dei clientinon è buona!

 La situazione di contrasto ai racket non è buona! 

La situazione della genteverso le vittime della tratta e della prostituzionenon è buona! 

INCONTRO ALLE PERSONE

Il volto è lo specchio del cuore,ma oltre il volto c’è la storia vissuta della persona che si guarda, che si può veramente incontrare solo se si tenta di scendere delicatamente nel suo cuore,per conoscere, sapere, compatire, amare. I due incontri proposti sono un piccolo percorso che vanno in questa direzione.

PROGRAMMA DEL PERCORSO

  Venerdì 22 Febbraio 2008ore 21 

PRESENTAZIONE DEL PERCORSODon Gianpaolo Carrara

Fondazione Gedama onlus – Bergamo 

TRATTA E PROSTITUZIONEI VOLTI, LE STORIE E I CUORI DELLE RAGAZZE DELL’ESTRelatore : Don Cesare LodesertoFondazione Regina Pacis – Lecce

e …DELLE RAGAZZE CINESIin collaborazione con l’Associazione Papa Giovanni XXIII e la Questura di Piacenza 

*********** 

Venerdì 29 Febbraio 2008ore 21 I VOLTI, LE STORIE E I CUORI DELLE RAGAZZE ALBANESI …Relatrice : AdelinaTricarico Libera La Vita M.T.—Milano

e …DELLE RAGAZZE NIGERIANERelatori : Responsabili/Operatoridell’Associazione Iroko onlus – Torino 

NOTE

Il Percorso è proposto alla gente di ogni dove, alle persone e alle Associazioni impegnate nel settore, alle Istituzioni che governano ed operano nel territorio bergamasco. 

FONDAZIONE GEDAMA onlus Sede legale:                Serina (BG)Sede operativa:          Ponte S. Pietro (BG)Cellulare :                    334 7447881Sito Web :                    www.fondazionegedamaonlus.orgE-mail :                         info@fondazionegedamaonlus.org

Febbraio 15, 2008

U.S.A.: I VERI DEMOCRATICI

Archiviato in: Todo el mundo ... — miriwe @ 11:46 am
«Nessun presidente può lasciare l’Iraq, neppure se si chiamerà Obama»
Intervista a Kurt Volker, il prossimo ambasciatore Usa alla Nato: «Tra i democratici e McCain solo differenze di tono. Russia irresponsabile sul Kosovo»
Sara Menafra
New York
Kurt Volker è tra i principali dirigenti del bureau su Europa ed Eurasia all’interno del Dipartimento di stato americano. Tra sei mesi, poco prima delle presidenziali, diventerà il nuovo ambasciatore americano alla Nato. Guarda lo sviluppo delle primarie dal suo ufficio nel «ministero degli esteri» tenendo sempre a mente che una buona fetta dei cittadini americani non si interessa alla politica nazionale e che «pochissimi», almeno a sentir lui, guardano alla politica estera.
Quali sono le attuali priorità della politica estera americana?
Fino alla guerra fredda, ma anche durante gli anni ‘90, Europa e Balcani erano centrali. Dopo l’11 settembre, l’agenda di Usa e Ue riguarda il mondo, non le nostre reciproche relazioni. Questo non vuol dire che nei precedenti ottant’anni avessimo finito il lavoro. Non eravamo riusciti a stabilire la democrazia nei Balcani e nel Caucaso, ad esempio. Ora abbiamo davanti un’era diversa, in cui anche il Kosovo sarà un problema centrale. Fortunatamente possiamo contare sull’appoggio dei cittadini americani, che sostengono la nostra politica estera salvo alcuni problemi sull’immmigrazione e sulla guerra in Iraq.
Obama ha messo il ritiro delle truppe dall’Iraq tra le priorità della sua campagna, e lo stesso ha fatto Hillary Clinton. Non crede che se uno dei due verrà eletto presidente la politica estera americana cambierà?
Non credo che Obama e Clinton possano realmente affermare che lasceranno l’Iraq. Tra McCain e Obama c’è semplicemente una differenza di tono: entrambi promettono che la strategia sarà rivista. Inoltre, ormai i cittadini americani non sembrano essere particolarmente interessati ai destini della guerra in Iraq.
Come vanno le relazioni con la Russia? Avete avuto alcuni problemi sul progetto di «scudo spaziale» e anche sulla questione del Kosovo…
Lo scudo spaziale nella Repubblica Ceca non riguarda la Russia. Per intercettare i missili provenienti dal Medio oriente non si può far altro che costruire un sistema missilistico che attraversi la Repubblica Ceca e una parte della Polonia entro i prossimi cinque o sei anni. Sul Kosovo, la Russia ha avuto un comportamento irresponsabile. Con loro abbiamo avuto problemi su questo e altri temi, ma non siamo interessati a scontrarci.
Dunque per il Kosovo l’unica strada è l’indipendenza?
Non possiamo restituirlo alla Serbia, se non a costo di nuove violenze, e non possiamo amministrare l’area in modo perpetuo. Non resta che l’indipendenza.
Non crede che sia proprio l’«aggressività» della politica estera americana a creare problemi nelle relazioni con l’Europa?
Se dovessimo sempre aspettare il consenso del mondo, non accadrebbe mai nulla. Cerchiamo il consenso, ma siamo disposti a fare da soli e questa scelta ci porta ad essere apprezzati dai nostri cittadini. Chiaramente abbiamo alcune questioni aperte, in particolare su Palestina, Iraq, Guantanamo e il tema dei cambiamenti climatici. Sono questi i temi che ci fanno apparire i «cattivi» agli occhi del mondo, anche quando i fatti sembrerebbero dimostrare che abbiamo ragione. Sul tema dell’inquinamento, ad esempio, abbiamo rifiutato il protocollo di Kyoto e non siamo interessati ad altri accordi internazionali che rischiano di non risolvere il problema. Ma nel 2007, la crescita economica Usa e’ stata del 2,9% e l’aumento delle emissioni solo dell’1,5%. Eppoi da tempo abbiamo deciso di chiudere il carcere di Guantanamo, se non ci siamo riusciti è perché nessuno sembra rivolere indietro i prigionieri.

Febbraio 14, 2008

La Vita della gente e la vita di “Ferrara & Co”…

Archiviato in: Italia — miriwe @ 11:08 am

ferrara2.gifCaso Policlinico Napoli: Manifestazione in Città

La Turco: parteciperò anch’io

http://www.corriere.it/cronache/08_febbraio_14/aborto_turco_partcipazione_manifestazione_dd6d974c-dad6-11dc-ab3f-0003ba99c667.shtml

«Molto colpita dall’episodio, segnale di una mancanza di serenità nell’affrontare un momento tragico»

ROMA – «Aderirò alla manifestazione delle donne di oggi». Lo ha detto il ministro della Salute, Livia Turco, nel corso di una intervista a Rainews 24. Il ministro ha ribadito di essere rimasta molto colpita dall’episodio avvenuto al policlinico di Napoli, segnale di una mancanza di serenità nell’affrontare un momento tragico nella vita delle donna. «Conoscendo da vicino le problematiche legate all’aborto» , Turco ha detto che c’è bisogno di pacatezza e serenità su queste vicende , «un’attenzione attiva nei confronti della donna». «Difendo la legge 194 – ha sottolineato – perchè ho a cuore la cultura della vita». «Se il dibattito sulla vicenda – ha spiegato Turco – si fosse sviluppato attorno alle necessità di cura e di assistenza attorno alla donna che aveva avuto notizia della malformazione del feto, alla maggior presenza del pubblico, perchè non fosse lasciata in solitudine, e su come migliorare la qualità dei consultori, sarebbe stato un passo avanti per la promozione della cultura della vita». E di fronte all’accusa di eugenetica avanzata da Giuliano Ferrara, Livia Turco ha detto che questo modo di ragionare «è una sovrapposizione di schemi ideologici a una umanissima realtà. È lo scontro tra la vita come grande principio e quella delle persone. Il bambino era una potenzialità di vita e quì sta il dramma e occorre interrogarsi sulla capacità di accoglienza della donna rispetto alla quale non si può giudicare».

Il Corriere della Sera, 14 febbraio 2008

Febbraio 13, 2008

San valentino festa dell’Amore. Ma non per chi lavora nelle piantagioni di fiori

Archiviato in: don LUIGI — miriwe @ 1:38 pm

 E’ dal 1716 e, ancor prima, delle sue antiche fonti che se vuoi dichiarare il tuo amore infinito, l’unico fiore all’altezza del compito è la rosa.  Petali, composti e derivati conoscono il loro massimo picco di vendita, anche nel nostro Paese proprio nei giorni di San Valentino, con una spesa complessiva che ha sfiorato i 50 milioni di euro. Chi fa parlare il suo cuore con i fiori fa girare anche un bel po’ l’economia nostrana: secondo l’ultimo censimento dell’agricoltura riportato da Coldiretti  in Italia risultano attive 3.181 aziende florovivaistiche per una specie coltivata di 38.541 ettari.Nell’ultimo anno, però, anche l’Italia ha comprato più fiori dall’estero:le rose dal Kenia ma anche da numerosi Paesi in via di sviluppo come Thailandia, Brasile Perù e Colombia. A tenere le fila della produzione, soprattutto in America Latina, sono le solite, note corporations come, ad esempio, la Dole.Alcuni amori vivono solo un giorno, come le rose, suggeriscono i cantautori. Ed è per l’effimera bellezza dei fiori d’amore che nelle settimane che precedono immediatamente grandi feste come quella di San Valentino i lavoratori nelle piantagioni dei Paesi più poveri conoscono giornate d’inferno. “Lavoriamo più di 20 ore al giorno – racconta Olga Alicia Titillo, segretario generale del sindacato di settore a Rosas del Ecuador, in Cayambe, e da 22 anni al lavoro tra gambi e petali per mantenere i suoi 5 figli. Arriviamo nelle piantagioni alle 7 di mattina e lì restiamo fino a dopo le tre della mattina seguente, dormendo il più delle volte in terra per quelle poche ore che rimangono”E dopo il picco di produzione, la maggior parte dei braccianti viene licenziata, e deve lottare per  farsi dare fino all’ultimo centesimo, visto che i caporali tendono a liquidare “a occhio”, ma tenendo ben fisso lo sguardo sul proprio portafogli.Nelle 300 imprese florivivaistiche attive in Equador solo 4 risultavano avere attività sindacale: “La gente si spaventa a darsi da fare – continua Olga – perché ti mettono nelle liste nere e dio solo sa che ti può succedere. Anch’io ci sono finita, dopo aver promosso iuno sciopero contro un padrone che si era “abbuonato” 7 mesi di salario”. L’Organizzazione mondiale del lavoro stima che il 20% dei lavoratori dei fiori in Ecuador siano Bambini, percentuale che cresce vertiginosamente nei paesi asiatici, mentre 2 braccianti su tre in quasi tutti i Paesi monitorati in questo settore sono donne.Essere una donna, e non un fiore, però è un problema visto che oltre a frequenti molestie sul lavoro in America Latina, ad esempio, sui decorativi vegetali vengono spruzzati più di cento pesticidi, molti dei quali proibiti negli Usa ma soprattutto in Europa, che oltre a farti vomitare e grattare al momento possono causare danni permanenti come cecità, malattie epatiche e sterilità.In Colombia ad esempio la florivivaistica è considerata una importante alternativa alla coltivazione della Coca, lavorano tantissimi bambini che guadagnano appena 66mila pesos al mese ( circa 23 euro) per giornate che durano fino a 15 ore al giorno.Una delle leader del Kenya Women Workers, Kathini Caines, racconta sul proprio paese, da dove arrivano la maggior parte dei fiori destinati al mercato europeo, parlano di casi frequenti di molestie sessuali, di negazione dei congedi di maternità, di braccianti stipati l’uno sull’altra nelle settimane clou per pochi spiccioli al giorno.Anita Gacheri, ad esempio, aveva 24 anni quando nel 2000 è diventata cieca: i suoi occhi avevano cominciato a prudere e lacrimare dopo essere stati esposti senza protezioni all’ennesimo spargimento di pesticidi nella serra in cui lavorava. Quando Anita ha portato ai suoi padroni la diagnosi di cecità, questi prima l’hanno ignorata, poi licenziata, mettendole in mano, per levarsela di torno, meno di 47 euro tra paga e liquidazione. Un bel mazzo di fiori, di quelli per i grandi amori, costa molto ma molto di più. ( tratto dall’articolo di Monica Di Sisto – Liberazione di domenica 11/2/2007)

Caro Silvio…ma vaffartifottere!!!!!!!!!!!!!!!!

Archiviato in: Italia — miriwe @ 9:16 am

giudicate voi perke io non ho piu parole…

cici!

Adnkronos – Mar 12 Feb – 21.02

Roma, 12 feb. (Adnkronos) – “Non c’é nessuna annessione, perché il Popolo della Libertà è qualche cosa che dobbiamo costruire insieme”. Così Silvio Berlusconi, durante la registrazione della puntata di ‘Porta a Porta’ che andrà in onda questa sera, ha replicato alle affermazioni di Pier Ferdinando Casini al Tg1. “Non c’è stata annessione di nessuno dei partiti che hanno già aderito, non c’è stata annessione di Forza Italia, non c’è stata annessione di Alleanza nazionale, la gente vuole vederci chiaro e deve poter credere in una unità che non venga meno durante il lungo percorso di un governo”. “Quindi -spiega Berlusconi- io insisto nel chiedere agli amici dell’Udc di fare come abbiamo fatto noi di Forza Italia e come hanno fatto i componenti degli altri partiti di entrare insieme a noi nel Popolo della Libertà, che è qualche cosa che è nato dal popolo e non dalle sacrestie dei partiti ed è anche un modo diverso per impostare la politica“.

Alle prossime elezioni politiche Silvio Berlusconi sarà in campo per la quinta volta. ”Credo” che sia un caso unico al mondo, ”credo che sarebbe saggio non farlo”. ”Credo -ha aggiunto il Cavaliere- che ci sia bisogno di un grande movimento che metta insieme tutti i moderati e tutti i liberali che non si riconoscono nella sinistra e ancora oggi in Italia per tenere insieme tutte queste forze pare che Silvio Berlusconi sia ancora indispensabile”. Quanto all’esito delle elezioni, Berlusconi non ha dubbi: ‘’sono sicuro di farcela”.

Quanto alle alleanze però, il Cavaliere ribadisce la sua contrarietà all’ipotesi che Pier Ferdinando Casini si presenti nella coalizione di centrodestra ma da solo alle prossime elezioni. ”I nostri elettori ci vogliono tutti uniti, non capiscono le divisioni e non capiscono i personalismi”. Se l’Udc dicesse no al Popolo delle Libertà ‘’si ritornerebbe -insiste il Cavaliere- nella situazione dell’altra volta quando di fronte a certe volontà di riforma e di modernizzazione del Paese un partito, in certi casi il suo, disse di no”.

Il leader del centrodestra boccia la scesa in campo di Giuliano Ferarra con una lista in difesa della vita. L’aborto è tema che riguarda le coscienze e non è bene che entri in campagna elettorale, quindi non è opportuno che Giuliano Ferrara presenti una sua lista per puntare l’attenzione su questa questione”. Discorso chiuso anche con ‘La Destra’ di Francesco Storace. L’ex ministro della Salute ”ha insistito sull’identità del suo movimento. Mi sembra legittimo che voglia continuare così. Noi come Pdl siamo posizionati al centro e guardiamo bene al fatto che ci sia una destra. L’apparentamento penso di escluderlo”.

Berlusconi afferma quindi di voler ”andare al voto con estrema chiarezza”. ”Immagino” di essere in grado prima delle elezioni di dare i nomi dei ministri del governo, afferma il Cavaliere annunciando ”l’opportuna severità nella scelta dei candidati”: un chiaro riferimento ai senatori che nel giorno della caduta del governo Prodi hanno mangiato mortadella e sputato in faccia ai colleghi dell’Aula di Palazzo Madama.

“Spero anche -ha aggiunto- di potermi rappresentare agli elettori con un bel rinnovamento della classe dirigente, con tanti giovani e tante donne”.

Per quanto riguarda la campagna elettorale, Berlusconi conferma l’intenzione del centrodestra di abolire l’imposta comunale sulla prima casa. ”L’abolizione dell’Ici non comporta una riduzione delle entrate molto grande. Con Giulio Tremonti abbiamo fatto i conti ed è una misura che si può assolutamente sostenere. Dobbiamo risparmiare sulle spese dello Stato”.

Per far recuperare potere d’acquisto ai lavoratori dipendenti il presidente del Pdl propone ”di ridurre l’imposizione fiscale sulle 13esime e le 14esime”.

Ma Berlusconi ricorda anche la vicenda dei rifiuti in Campania, ”un problema enorme, un’emergenza drammatica”, sarà ”il primo problema che il nuovo governo dovrà risolvere”. E dopo aver citato l’enorme impatto negativo per l’immagine internazionale dell’Italia, il Cavaliere rivela che ”di recente un mio amico leader di un importante Paese mi ha detto al telefono: ‘ma che fai, sei lì a lavorare con la mascherina?”’.

Berlusconi infine si concede una battuta: ”I miei nipotini mi considerano Superman. Ma io non sono Superman. Anche se in certi settori un po’ lo sono stato. Nella storia del calcio io sono il presidente della squadra che ha vinto di più”. ”Certo se penso a quello che ho realizzato io… un uomo si valuta anche per quello che fa – sottolinea -. C’è chi ha solo parlato e chi come me è arrivato ad avere 57 mila collaboratori”.

http://it.notizie.yahoo.com/adnkxml/20080212/tts-berlusconi-l-udc-venga-con-noi-non-e-c8abaed_1.html

Pagina Successiva »

Blog su WordPress.com.