di A. Zanotelli
«Non mi era mai capitato di fare un’esperienza del genere nei dodici anni passati a Korogocho, la baraccopoli posta a nord-est di Nairobi. Un vero e proprio bagno di umanità, un secondo battesimo dei poveri. Il primo l’avevo ricevuto quando “saltai il muro”, il 14 gennaio 1990, e andai a stare nello slum, dove ho vissuto fino al 2002. Sono rientrato a Korogocho il 13 gennaio scorso. Al tramonto, a piedi.»
È stata una festa senza fine. Strette di mano, sorrisi, abbracci, urla di gioia…«Sei proprio tu!». «Dio compie le sue meraviglie!». «Benedetto il Signore che ti ha riportato in mezzo a noi».
Impossibile procedere verso la chiesetta di St. John. Ognuno voleva toccarmi, sentire che ero proprio io… La gioia che si sprigionava dai volti, la danza che esplodeva dai corpi… Festa! Mi veniva da piangere dalla gioia. E poi quanti bambini che si aggrappavano alle gambe, che mi tenevano per mano, che mi trascinavano in avanti perché potessi arrivare alla chiesetta.
Mi è venuto spontaneo pensare a ciò che si legge nel Vangelo, quando Gesù entra a Gerusalemme e i farisei gli chiedono di tappare la bocca ai suoi discepoli: «Se tacciamo costoro – risponde Gesù – si metteranno a gridare le pietre». Grideranno le pietre! Che bagno di umanità, di calore umano, di Vita! Trasformante! Energizzante! «Grazie Papà che hai tenuto nascoste queste cose ai grandi, ai potenti e le hai rilevate ai Piccoli, ai Poveri, agli Oppressi… Sì Papà, perché cosi è piaciuto a te». Così esclamava Gesù.
Trascinato in avanti dai bambini, spintonato da tutte le parti, madido di sudore e di polvere, ma pieno di gioia, sono entrato nella chiesetta di St. John, dove un piccolo gruppo di persone era in profonda adorazione. Mi sono inginocchiato con loro in adorazione. Finita l’adorazione, nuovi abbracci, trilli di gioia, mentre i bambini mi spingevano in avanti, fuori, lungo la strada strapiena di gente per portarmi a celebrare l’eucaristia in una casa diroccata, ma dove la festa è riesplosa celebrando e pregando per un ammalato.
Nella notte l’abbraccio con i fratelli comboniani Daniele Moschetti, Paolo Latorre, John Webutsa, e anche con Gino Filippini, che vive da oltre 15 anni a Korogocho e con Luca. Festa dell’intimità, prendendo un boccone insieme. Una festa che è ricominciata nuovamente l’indomani, nella celebrazione eucaristica della domenica nel rito della Missa Ya Sinodi. Uno scoppio di canti, di danze, di gesti, di simboli per celebrare la presenza del Risorto in mezzo ai crocifissi di Korogocho. All’omelia ho chiamato intorno all’altare i lavoratori della domenica. «Ho incominciato con voi, gli ultimi di Korogocho, quando arrivai qui nel 1990. “Dove siete?”. “Eccomi” ha risposto Makeo. Altri lo hanno seguito e mi hanno attorniato sull’altare. “Grazie padre Alex – ha continuato Makeo – perché ci hai ridato la nostra dignità!”».
Questa celebrazione è anni luce lontana dalle nostre eucaristie italiane così ingessate e tristi!
Un abbraccio corale, pubblico, toccante è stato espresso dalle parole di Moses, il coordinatore delle ventisei piccole comunità cristiane di Korogocho: «Karibu, Alex! Sentiti a casa tua!». Che uomo splendido Moses, malato, ma che dignità, che spontaneità. Ho ascoltato tante preghiere che mi sono penetrate dentro! Adesso capisco da dove mi viene la forza per resistere al sistema. Le preghiere dei poveri mi aiutano ad andare avanti.
E dopo la messa, un altro bagno di bambini, giovani… ognuno voleva salutarmi personalmente, essere riconosciuto, apprezzato! Mi sono sentito riempito d’energia, amato. Per me è stata la prova del nove: cioè che il lavoro fatto in quei dodici stupendi anni a Korogocho è stato prima di tutto un lento lavoro di relazioni umane, che ora riemergevano con tutta la gioia africana, con tutti i colori africani, sotto un sole abbagliante.
Questa gente non ha altro che la propria umanità e io mi sono sentito immerso nelle acque del calvario dei poveri, mi sono sentito di nuovo battezzato dai poveri. Era quanto avevo chiesto nella prima eucaristia che avevo celebrato a Korogocho, quel 14 gennaio 1990: «Desidero essere battezzato da voi». Quei lunghi anni a Korogocho furono il mio battesimo, che ora si rinnova in maniera inaspettata.
La chiesa riconosce tre battesimi: acqua, desiderio e sangue. Riconoscerà un giorno il “battesimo dei poveri”? Infatti, non siamo forse battezzati nel Cristo crocifisso, simbolo di tutti i crocifissi umiliati, calpestati dalla storia?