Miriwe78’s Weblog

Marzo 6, 2008

8 MARZO

Archiviato in: don LUIGI — miriwe @ 10:30 am

8 MARZO: SCIOPERO DELLA SPESA ALL’ESSELUNGA
Nel segno dei diritti e della libertà  delle donne e in solidarietà con la lavoratrice dell’Esselunga che ha denunciato un’aggressione sul luogo di lavoro successiva ad un abuso subito, Usciamo dal silenzio (www.usciamodalsilenzio.org) invita ad aderire allo SCIOPERO DELLA SPESA ALL’ESSELUNGA nelle giornate dell’8 e del 9 marzo.

La strategia di Esselunga è ormai consolidata:
comprare pagine di pubblicità  sui quotidiani per togliersi i sassolini dalle
scarpe. Stavolta, però, non si tratta di polemizzare con la concorrenza(ovvero la Coop), ma con la stampa, colpevole di aver informato sulle cattive condizioni di lavoro nella catena di supermercati fondata da Bernardo Caprotti. Colpevole, in particolare, di aver raccontato la storia di una dipendente italoperuviana di 44 anni malata di cistite, che il
2 febbraio fu costretta a farsi la pipì¬ addosso alla cassa, davanti a colleghi e clienti del punto vendita milanese di viale Papiniano, perchè senza permesso di recarsi ai servizi. E che giovedì scorso è stata aggredita nello spogliatoio, bendata e picchiata da uno sconosciuto, perchè¨ non ha tenuto la bocca chiusa ed ha denunciato il mobbing subito. «Un accadimento tutto da chiarire» scrive Esselunga nell’inserzione pubblicata martedì.

La denuncia dell’abuso subito dalla lavoratrice e del successivo pestaggio non ha certo portato buona pubblicità  al gruppo della grande distribuzione, con la sinistra milanese che invoca l’intervento degli ispettori del lavoro ed il coordinamento femminile Usciamo dal silenzio che invita allo sciopero della spesa all’Esselunga per la festa della donna per l’8 e 9 marzo.
 «La bieca luce nella quale è stata posta Esselunga, dipinta come azienda reazionaria, arcigna e senza scrupoli, nuoce gravemente alla sua reputazione e alla sua immagine» si lamenta la catena di supermercati. Così il signor Caprotti è corso ai ripari, comprando pagine pubblicitarie a pagamento.
Innanzitutto per regolare i conti con stampa e sindacati a suon di minacce legali per il «clima di intimidazione artatamente creato a nostro danno da taluni sindacalisti, politicanti e giornalisti, in un palese concerto». In particolare, si annunciano querele per Cgil, Uil, Repubblica e Rai.

http://milano.repubblica.it/dettaglio/Mobbing:-cassiera-Esselunga-aggredita-proteste/1429153?ref=rephp

Esselunga: mai più.

Calci. Testate contro il muro. Per raccontare ciò che è accaduto
venerdì alle 16,30 alla Esselunga di viale Papiniano ci vorrebbe
la penna di un Geminello Alvi, il fine economista che per magnificare
l’impero di padron Caprotti (4,9 miliardi di euro di fatturato,
130 punti vendita) ha scritto il best sellerlibello anti Coop intitolato

Falce e carrello
. Il titolo di quest’altra storia ancora non c’è, la trama
è stata raccontata (a medici, poliziotti, colleghi e sindacalisti) dalla protagonista, dipendente di Esselunga, la stessa persona che il 2 febbraio è stata costretta a pisciarsi addosso in cassa nonostante soffrisse di disturbi renali, patologia documentata da un medico.
«Ero nello spogliatoio – ha raccontato ai microfoni di Radio Popolare – quando una persona che non ho visto in faccia mi ha messo una fascia nera sugli occhi e ha cercato di mettermi qualcosa in bocca per non farmi gridare, gli ho dato un morso e ho notato che non era pelle, forse portava guanti di plastica. Mi ha preso per i capelli, mi ha trascinata in bagno e mi ha picchiato la testa dappertutto, ha chiuso la porta e mi ha detto ‘così impari’ e ‘piscia’ e mi ha infilato la testa nel bagno». E’ svenuta, il direttore della filiale prima l’ha accusata di autolesionismo e poi si è scusato per averlo insinuato, inospedale le hanno dato dieci giorni di prognosi.

Oggi, fatto eccezionale, Fil-cams-Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs-Uil hanno proclamato una giornata di sciopero in tutti i supermercati (con presidio in viale Papiniano): in casa Caprotti significa pochi coraggiosi delegati che volantinano in un contesto dove i lavoratori sono sistematicamente terrorizzati (come documenta il libro L’azienda totale uscito qualche an-no fa per Sensibili alle foglie).
Ma fino a questo punto? La vicenda ha dell’incredibile, e però Roberto D’Arcangelo
(Filcams Cgil) si stupisce ma non troppo: «Due settimane fa, un responsabile ha scaraventato addosso una cassetta della frutta a un lavoratore disabile assunto come categoria protetta». Roberta Musu, segretaria regionale Uiltucs Uil, non riu-sciva a crederci quando l’altra sera ha ricevuto la telefonata dal pronto soccorso. Un pestaggio così, in stile Quentin Tarantino è roba da film.
«Quando l’ho vista -racconta – ho capito che era tutto vero. La signora ha lividi sui glutei e sulla schiena, è stata presa a cal-ci, la conoscevo anche prima, è una persona forte e tranquilla».
Con lei, rappresentante dell’unico sindacato che prova a fare brec-cia nell’azienda totale,
i dirigenti di Esselunga nemmeno parlano, e nemmeno davanti a un atto vile come questo.
A rigor di logica, è impensabile che un’azienda scaltra come Esselunga sia direttamente responsabile di ciò che è accaduto. «Potrebbe essere l’iniziativa personale di qualche capetto troppo zelante…»,si verbalizza a bassa voce tra chi conosce il clima che si respira in casa Capretti. L’azienda ieri sera ha scritto poche righe, queste: «In merito all’episodio che ha riguardato la nostra dipendente, desideriamo comunicare che sono attualmente in corso delle indagini da parte delle forze dell’ordine, di cui abbiamo subito richiesto l’intervento e alle quali stiamo fornendo la massima collaborazione.
Auspichiamo che venga fatta luce silla vicenda nel più breve tempo pos-sibile. Al momento riteniamo prematuro rilasciare altre dichiarazioni. Siamo vicini alla nostra dipendente, alla quale stiamo garantendo il nostro supporto». I gruppi della sinistra in Regione Lombardia (compreso il Pd e i Cristiani Federalisti) hanno presentato una mozione di solidarietà con la lavoratrice aggredita.
«Dopo essere stata vittima di un trattamento che lede i più elementari diritti -dicono i consiglieri Agostinelli (Prc) e Storti (Pdci) – la lavoratrice ha pagato il coraggio della denun-cia con pesanti minacce e con una vile aggressione, ancora più odiosa poiché esercitata da un uo-mo contro una donna indifesa».

Da “Il Manifesto” del 01/03/2008″

Febbraio 28, 2008

LEZIONE DI POLITICA ECONOMICA

Archiviato in: don LUIGI — miriwe @ 9:23 am

 TITOLO:      HAI 2 MUCCHE

  SOCIALISMO:
  Hai 2 mucche.
  Il tuo vicino ti aiuta ad occupartene e tu dividi il latte con lui.

  COMUNISMO:
  Hai 2 mucche.
  Il governo te le prende e ti fornisce il latte secondo i tuoi
  bisogni.

  FASCISMO:
  Hai 2 mucche
  Il governo te le prende e ti vende il latte.

  NAZISMO:
  Hai 2 mucche.
  Il governo prende la vacca bianca ed uccide quella nera.

  DITTATURA:
  Hai 2 mucche.
  La polizia te le confisca e ti fucila.

  FEUDALESIMO:
  Hai 2 mucche.
  Il feudatario prende metà del latte e si porta a letto tua moglie.

  DEMOCRAZIA:
  Hai 2 mucche.
  Si vota per decidere a chi spetta il latte.

  ANARCHIA:
  Hai 2 mucche.
  Lasci che si organizzino in autogestione.

  CAPITALISMO:
  Hai 2 mucche
  Ne vendi una per comprare un toro ed avere dei vitelli con cui
  iniziare un allevamento.

  BERLUSCONISMO:
  Hai 2 mucche.
  Ne vendi 3 alla tua Società quotata in borsa, utilizzando lettere di
  credito aperte da tuo fratello sulla tua banca. Poi fai uno scambio
  delle lettere di credito, con una partecipazione in una Società
  soggetta ad offerta pubblica e nell’operazione guadagni 4 mucche
  beneficiando anche di un abbattimento fiscale per il possesso di 5
  mucche.  I diritti sulla produzione del latte di 6 mucche vengono
  trasferiti da un intermediario panamense sul conto di una Società con
  sede alle Isole Cayman, posseduta clandestinamente  da un azionista
  che rivende alla tua Società i diritti sulla produzione del latte di 7 mucche.
  Nei libri contabili di questa Società figurano 8 ruminanti con
  l’opzione d’acquisto per un ulteriore animale. Nel frattempo hai
  abbattuto le 2 mucche perchè sporcano e puzzano.
  Finisci sotto inchiesta per frode,
  ma prima che ti mettano in galera, ti fai eleggere
  Presidente del Consiglio.

  PRODISMO:
  Hai 2 mucche.
  Tu le mantieni, il governo si prende il latte e ti mette una tassa
su:
  la stalla, la mangiatoia, la produzione. A te rimane lo sterco.
  Intanto è  (ERA)  in approvazione un disegno di Legge sulla
tassazione
  dei rifiuti organici animali.

  MARINISMO:
  Hai 2 mucche.
  Lo pseudo governo le vende a Mastella per cercare di rimanere in piedi
  per ottenere la pensione!

Febbraio 19, 2008

Caro Epifani ti scrivo

Archiviato in: don LUIGI — miriwe @ 10:52 am

ROMA – “Così come dobbiamo dire all’amministrazione di tenere i precari che lavorano bene, bisogna avere il coraggio di denunciare le persone che non lavorano’. Lo ha detto il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, nel corso di un convegno sulla formazione, tornando a parlare di fannulloni nella pubblica amministrazione. Il suo intervento ha ricevuto molti applausi.

(www.instablog.org/ultime/13734.html)

Lettera ad Epifani sui fannulloni

Caro Epifani,identificare i lavoratori pubblici con i “fannulloni” è cosa che neppure i finti sindacati dei paesi a regime totalitario fanno. Aizzarli a denunziare chi non lavora o lavora poco è degno delle cronache dello stacanovismo sovietico che, almeno, aveva lo scopo di creare una società socialista…Faresti assai meglio a dedicarti a censire i consulenti della pubblica amministrazione, in grandissima parte finti, i managers che hanno rotto ogni rapporto equilibrato tra i dipendenti, le cooperative fasulle gestite spesso da negrieri che prestano lavoratori invisibili agli ospedali o alle scuole a 800 euro al mese, faresti bene insomma a cercare di conoscere e capire meglio di che cosa parli e quale responsabilità ti assumi .Oramai la gestione delle assunzioni nella pubblica amministrazione è stata del tutto privatizzata a vantaggio di cooperative controllate dai “politici” che selezionano in base alla fedeltà le persone da avviare al lavoro!! Di tutto questo non ti sei mai occupato e non ti occupi. Partecipare alla criminalizzazione indistinta del pubblico impiego per sgretolarlo a vantaggio di privati appaltatori delle strutture statali non è opera neppure liberistica ma di mera riduzione della pubblica amministrazione ad un affari per i privati.

Pietro Ancona
segretario regionale cgil in pensione
già membro del CNEL

Febbraio 13, 2008

San valentino festa dell’Amore. Ma non per chi lavora nelle piantagioni di fiori

Archiviato in: don LUIGI — miriwe @ 1:38 pm

 E’ dal 1716 e, ancor prima, delle sue antiche fonti che se vuoi dichiarare il tuo amore infinito, l’unico fiore all’altezza del compito è la rosa.  Petali, composti e derivati conoscono il loro massimo picco di vendita, anche nel nostro Paese proprio nei giorni di San Valentino, con una spesa complessiva che ha sfiorato i 50 milioni di euro. Chi fa parlare il suo cuore con i fiori fa girare anche un bel po’ l’economia nostrana: secondo l’ultimo censimento dell’agricoltura riportato da Coldiretti  in Italia risultano attive 3.181 aziende florovivaistiche per una specie coltivata di 38.541 ettari.Nell’ultimo anno, però, anche l’Italia ha comprato più fiori dall’estero:le rose dal Kenia ma anche da numerosi Paesi in via di sviluppo come Thailandia, Brasile Perù e Colombia. A tenere le fila della produzione, soprattutto in America Latina, sono le solite, note corporations come, ad esempio, la Dole.Alcuni amori vivono solo un giorno, come le rose, suggeriscono i cantautori. Ed è per l’effimera bellezza dei fiori d’amore che nelle settimane che precedono immediatamente grandi feste come quella di San Valentino i lavoratori nelle piantagioni dei Paesi più poveri conoscono giornate d’inferno. “Lavoriamo più di 20 ore al giorno – racconta Olga Alicia Titillo, segretario generale del sindacato di settore a Rosas del Ecuador, in Cayambe, e da 22 anni al lavoro tra gambi e petali per mantenere i suoi 5 figli. Arriviamo nelle piantagioni alle 7 di mattina e lì restiamo fino a dopo le tre della mattina seguente, dormendo il più delle volte in terra per quelle poche ore che rimangono”E dopo il picco di produzione, la maggior parte dei braccianti viene licenziata, e deve lottare per  farsi dare fino all’ultimo centesimo, visto che i caporali tendono a liquidare “a occhio”, ma tenendo ben fisso lo sguardo sul proprio portafogli.Nelle 300 imprese florivivaistiche attive in Equador solo 4 risultavano avere attività sindacale: “La gente si spaventa a darsi da fare – continua Olga – perché ti mettono nelle liste nere e dio solo sa che ti può succedere. Anch’io ci sono finita, dopo aver promosso iuno sciopero contro un padrone che si era “abbuonato” 7 mesi di salario”. L’Organizzazione mondiale del lavoro stima che il 20% dei lavoratori dei fiori in Ecuador siano Bambini, percentuale che cresce vertiginosamente nei paesi asiatici, mentre 2 braccianti su tre in quasi tutti i Paesi monitorati in questo settore sono donne.Essere una donna, e non un fiore, però è un problema visto che oltre a frequenti molestie sul lavoro in America Latina, ad esempio, sui decorativi vegetali vengono spruzzati più di cento pesticidi, molti dei quali proibiti negli Usa ma soprattutto in Europa, che oltre a farti vomitare e grattare al momento possono causare danni permanenti come cecità, malattie epatiche e sterilità.In Colombia ad esempio la florivivaistica è considerata una importante alternativa alla coltivazione della Coca, lavorano tantissimi bambini che guadagnano appena 66mila pesos al mese ( circa 23 euro) per giornate che durano fino a 15 ore al giorno.Una delle leader del Kenya Women Workers, Kathini Caines, racconta sul proprio paese, da dove arrivano la maggior parte dei fiori destinati al mercato europeo, parlano di casi frequenti di molestie sessuali, di negazione dei congedi di maternità, di braccianti stipati l’uno sull’altra nelle settimane clou per pochi spiccioli al giorno.Anita Gacheri, ad esempio, aveva 24 anni quando nel 2000 è diventata cieca: i suoi occhi avevano cominciato a prudere e lacrimare dopo essere stati esposti senza protezioni all’ennesimo spargimento di pesticidi nella serra in cui lavorava. Quando Anita ha portato ai suoi padroni la diagnosi di cecità, questi prima l’hanno ignorata, poi licenziata, mettendole in mano, per levarsela di torno, meno di 47 euro tra paga e liquidazione. Un bel mazzo di fiori, di quelli per i grandi amori, costa molto ma molto di più. ( tratto dall’articolo di Monica Di Sisto – Liberazione di domenica 11/2/2007)

Gennaio 22, 2008

Archiviato in: don LUIGI — miriwe @ 1:42 pm

VERONESI DICHIARA:
“I MODERNI TERMOVALORIZZATORI NON INQUINANO”.

Benissimo! andiamo a vedere chi sono gli sponsor della sua fondazione:
http://www.fondazioneveronesi.it/partners.html

ACEA – multiutility con inceneritori

PIRELLI – petrolio, centrali ad olio combustibile

ENEL – Centrali a Carbone ed oli pesanti e pure nucleare!

VEOLIA Envoirment (ditta che costruisce inceneritori!!!)
http://www.e-gazette.it/index.asp?npu=74&pagina=1

Gennaio 10, 2008

Gli auguri di Natale dai bambini del parco verde di Caivano (Na)

Archiviato in: don LUIGI — miriwe @ 9:03 am

NASCERE NON BASTA.

È PER RINASCERE CHE SIAMO NATI.

OGNI GIORNO.

(Pablo Neruda)

(continua…)

Gennaio 9, 2008

AMORE SILENZIO TEMPO ETERNITA -dialogo ravasi panikkar-

Archiviato in: don LUIGI — miriwe @ 4:29 pm

PANIKKAR

Se Dio è Amore, ne consegue che si deve dire anche che l’Amore è Dio, per cui
qualsiasi amore autentico è divino. Quando parliamo di cristianesimo, dopo
duemila anni di storia cristiana, ritroviamo la sua vitalità incarnata nel mistero
dell’amore, come è stato ben sottolineato in tanti scritti sul messaggio di
Gesù. Il significato più profondo della sua vita dimora non nell’interpretazione,
ma nella sua stessa vita, nella sua abbagliante luminosità di fronte alla quale
rimaniamo senza parole.

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