Miriwe78’s Weblog

Aprile 24, 2008

LETTERA DAL CARCERE Ai Genitori, di Frei Betto

Archiviato in: Teologia della liberazione — miriwe @ 10:46 am

“Mi vedo accanto a delinquenti comuni,banditi assassini ladri violentatori di minorenni. Persone con cui avrei paura di inoltrarmi per strada di notte. Allora penso, nel mio orgoglio di piccolo-borghese: “Devo portare Cristo a queste persone, devo migliorarle”. E cosa scopro? Sono essi che mi rivelano la vera immagine del Cristo”.

 

Ai Genitori                                                                                                             

 

(…) Il coraggio con cui voi affrontate la realtà e la vostra fiducia nell’avvenire mi danno molto coraggio. A Volte, fra me e me, mi dispiaccio di darvi tanta preoccupazione. Poi, mi accorgo che si tratta di un’altra cosa, cioè del desiderio naturale che tutti abbiamo di ottenere la libertà.

Ma che cos’è la libertà? Ecco una domanda che mi pongo frequentemente. C’è la libertà garantita dal denaro e dal lavoro altrui; c’è la libertà dell’uomo che trova se stesso nell’atto di donarsi, del servizio. Saranno stati liberi i grandi uomini come Cesare o Napoleone, solo perché non dovevano obbedienza a nessuno? Gesù Cristo e Francesco d’Assisi, che scelsero il cammino del sacrificio, del servizio al prossimo, dell’obbedienza totale, furono liberi? Il filosofo Marcuse, in uno studio sulla libertà nel mondo attuale, afferma che negli Stati Uniti, Paese considerato nell’Occidente come prototipo della libertà, quasi non esistono uomini liberi. L’alto livello di organizzazione sociale, raggiunto attraverso uno sviluppo tecnico spaventoso, dove l’uomo è condizionato dalla macchina, fa sì che il sistema industriale e statale eserciti un potente controllo su ogni individuo. Le scelte che l’americano medio deve fare sono molto ridotte. Sceglie un tipo di automobile, un orario di viaggio, un film o una cassetta di birra. Ma ha poche possibilità di scegliere un’altra maniera di vivere al di fuori dell’”American way of life”. E’ carente specialmente di contenuto spirituale (benchè possieda abitudini e sentimenti religiosi ben radicati) e di obiettività filosofica. Non si interroga circa la sua esistenza e molto meno cerca di modificare il suo status, anzi si preoccupa di propagarlo. Il risultato della libertà americana lo conosciamo dai giornali: la persistenza di un contagio che si estende ne Sud-est asiatico (Vietnam, Laos, Cambogia, per non parlare del Medio Oriente); il record mondiale nel consumo di tossici; l’erotismo sfrenato; le produzioni artistiche sprovviste di qualunque messaggio costruttivo (vedi i film di Holliwood dove si insegna solo a bere Coca Cola); la disintegrazione razziale ecc. Questa libertà tecnologica è stata molto ben criticata da Aldous huxley nel suo libro Brave New World.

Molto meno ancora si può parlare di libertà nei regimi personificati da un Hitler o da uno Stalin dove tutto il potere emana dallo stato ed è esercitato esclusivamente in suo nome. Dove il popolo è collocato al margine del processo politico, e i dissidenti sono spediti in prigione, banditi dalla società o uccisi dalla polizia.

La gravità di questi fenomeni risiede nel fatto che lo stato può togliere o restringere la libertà; non può mai darla. Perché la liberta è qualcosa che si conquista e per la quale gli uomini dovranno sempre lottare, anche a prezzo della vita.

Credo che la libertà, come conquista sociale, non è ancora nata. Esistono momenti di libertà, spazi di liberta e uomini liberi. La libertà come status storico non è ancora stata raggiunta. La schiavitù ufficiale è stata abolita solo un secolo fa. Ma gli uomini continuano a creare nuovi miti che compensino le loro frustrazioni, nuove forme di soggezione come il colonialismo e l’imperialismo. La stessa struttura sociale in cui viviamo è fondamentalmente coercitiva: fin dai primi mesi di vita abbiamo imparato “ciò che non dobbiamo fare”, siamo soggetti a leggi repressive, vediamo in ogni angolo di strada un agente di polizia. La situazione è talmente aggravata dalla struttura sociale che molti uomini, pur avendo la possibilità di essere liberi, non sanno cosa farsene della libertà.

Un secolo fa l’uomo cominciò a scoprire se stesso per mezzo della psicologia, della sociologia e della biologia. Siamo ancora troppo protesi “al di fuori”. La ricchezza psichica e spirituale che esiste nell’uomo è stata finora molto poco sfruttata. Credo che arriveremo alla vera libertà solo quando arriveremo a quella tappa dell’evoluzione che Teilhard De Chardin chiama “noosfera”, la sfera dello spirito. Certamente lo spirito sarà l’ultima grande scoperta dell’umanità. Allora saremo liberi, perché la libertà esisterà soprattutto dentro di noi.

La testimonianza degli uomini liberi ci fa credere nella libertà e desiderarla. Una libertà che sboccia e si irradia dal di dentro. Nessun carcere è capace di distruggerla. Questa testimonianza io l’ho avuta dai compagni di prigione, dai bambini, dai poeti, dai santi e dai poveri. Sono persone che le sbarre non riescono a imprigionare. Parlano con gli occhi, comunicano col silenzio, si impongono con la serenità. Sono i profeti dello spirito che sanno captare le rotte della Storia. Questi sono gli uomini veramente pericolosi, che devono essere temuti da tutti coloto che non vogliono ascoltare la parola libertà, e molto meno ammettere che esista.

E’ molto naturale che io, nella mia condizione di prigioniero, parli di libertà. Proprio perché ogni giorno la scopro dentro di me, tra i miei compagni, e ne percepisco il prezzo (…).

“…Così come la malattia ci porta a riconoscere il valore della salute, la prigione ci rivela il valore della libertà”.

 

“…Il borghese può capire il cristianesimo solo come morale individualista perché gli interessa mantenere lo status quo 8che egli, fra l’altro, chiama cristiano), come se il cristianesimo costituisse una forza di resistenza alla dinamica della Storia. Il povero invece, per la struttura della sua mentalità, è il più idoneo a ricevere e vivere il Vangelo, perché nulla lo lega al “qui, adesso”. Egli è pieno di speranza, di attesa, di volontà di cambiare, ed è capace come nessun altro di sacrificio, servizio e amore, proprio a causa della sua libertà interiore. Dobbiamo però presentargli un cristianesimo che sia “prassi” e non corpo di dottrine e di abitudini liturgiche. Chi si converte non può continuare ad agire alla maniera di prima”. 

 

Carcere di S Paolo, 23/03/1970

 

Carlo Alberto Libânio Christo, Frei Betto

Essenzialmente…perfetta…
la libertà, uno dei punti centrali su cui si fonda la teologia della liberazione
Altro ke popolo delle libertà!

saluto de paz

Jimmy

 

Febbraio 18, 2008

RIBATTEZZATO DAI POVERI

Archiviato in: Teologia della liberazione — miriwe @ 11:07 am

 alex.jpgdi A. Zanotelli

«Non mi era mai capitato di fare un’esperienza del genere nei dodici anni passati a Korogocho, la baraccopoli posta a nord-est di Nairobi. Un vero e proprio bagno di umanità, un secondo battesimo dei poveri. Il primo l’avevo ricevuto quando “saltai il muro”, il 14 gennaio 1990, e andai a stare nello slum, dove ho vissuto fino al 2002. Sono rientrato a Korogocho il 13 gennaio scorso. Al tramonto, a piedi.»

È stata una festa senza fine. Strette di mano, sorrisi, abbracci, urla di gioia…«Sei proprio tu!». «Dio compie le sue meraviglie!». «Benedetto il Signore che ti ha riportato in mezzo a noi».
Impossibile procedere verso la chiesetta di St. John. Ognuno voleva toccarmi, sentire che ero proprio io… La gioia che si sprigionava dai volti, la danza che esplodeva dai corpi… Festa! Mi veniva da piangere dalla gioia. E poi quanti bambini che si aggrappavano alle gambe, che mi tenevano per mano, che mi trascinavano in avanti perché potessi arrivare alla chiesetta.
Mi è venuto spontaneo pensare a ciò che si legge nel Vangelo, quando Gesù entra a Gerusalemme e i farisei gli chiedono di tappare la bocca ai suoi discepoli: «Se tacciamo costoro – risponde Gesù – si metteranno a gridare le pietre». Grideranno le pietre! Che bagno di umanità, di calore umano, di Vita! Trasformante! Energizzante! «Grazie Papà che hai tenuto nascoste queste cose ai grandi, ai potenti e le hai rilevate ai Piccoli, ai Poveri, agli Oppressi… Sì Papà, perché cosi è piaciuto a te». Così esclamava Gesù.
Trascinato in avanti dai bambini, spintonato da tutte le parti, madido di sudore e di polvere, ma pieno di gioia, sono entrato nella chiesetta di St. John, dove un piccolo gruppo di persone era in profonda adorazione. Mi sono inginocchiato con loro in adorazione. Finita l’adorazione, nuovi abbracci, trilli di gioia, mentre i bambini mi spingevano in avanti, fuori, lungo la strada strapiena di gente per portarmi a celebrare l’eucaristia in una casa diroccata, ma dove la festa è riesplosa celebrando e pregando per un ammalato.
Nella notte l’abbraccio con i fratelli comboniani Daniele Moschetti, Paolo Latorre, John Webutsa, e anche con Gino Filippini, che vive da oltre 15 anni a Korogocho e con Luca. Festa dell’intimità, prendendo un boccone insieme. Una festa che è ricominciata nuovamente l’indomani, nella celebrazione eucaristica della domenica nel rito della Missa Ya Sinodi. Uno scoppio di canti, di danze, di gesti, di simboli per celebrare la presenza del Risorto in mezzo ai crocifissi di Korogocho. All’omelia ho chiamato intorno all’altare i lavoratori della domenica. «Ho incominciato con voi, gli ultimi di Korogocho, quando arrivai qui nel 1990. “Dove siete?”. “Eccomi” ha risposto Makeo. Altri lo hanno seguito e mi hanno attorniato sull’altare. “Grazie padre Alex – ha continuato Makeo – perché ci hai ridato la nostra dignità!”».
Questa celebrazione è anni luce lontana dalle nostre eucaristie italiane così ingessate e tristi!
Un abbraccio corale, pubblico, toccante è stato espresso dalle parole di Moses, il coordinatore delle ventisei piccole comunità cristiane di Korogocho: «Karibu, Alex! Sentiti a casa tua!». Che uomo splendido Moses, malato, ma che dignità, che spontaneità. Ho ascoltato tante preghiere che mi sono penetrate dentro! Adesso capisco da dove mi viene la forza per resistere al sistema. Le preghiere dei poveri mi aiutano ad andare avanti.
E dopo la messa, un altro bagno di bambini, giovani… ognuno voleva salutarmi personalmente, essere riconosciuto, apprezzato! Mi sono sentito riempito d’energia, amato. Per me è stata la prova del nove: cioè che il lavoro fatto in quei dodici stupendi anni a Korogocho è stato prima di tutto un lento lavoro di relazioni umane, che ora riemergevano con tutta la gioia africana, con tutti i colori africani, sotto un sole abbagliante.
Questa gente non ha altro che la propria umanità e io mi sono sentito immerso nelle acque del calvario dei poveri, mi sono sentito di nuovo battezzato dai poveri. Era quanto avevo chiesto nella prima eucaristia che avevo celebrato a Korogocho, quel 14 gennaio 1990: «Desidero essere battezzato da voi». Quei lunghi anni a Korogocho furono il mio battesimo, che ora si rinnova in maniera inaspettata.
La chiesa riconosce tre battesimi: acqua, desiderio e sangue. Riconoscerà un giorno il “battesimo dei poveri”? Infatti, non siamo forse battezzati nel Cristo crocifisso, simbolo di tutti i crocifissi umiliati, calpestati dalla storia?

Febbraio 8, 2008

la Famiglia per E. Balducci

Archiviato in: Teologia della liberazione — miriwe @ 10:40 am

IL MATRIMONIO NEL VANGELO E NELLA TEOLOGIA. IL RICHIAMO CHE NEL 1974 FECE E. BALDUCCI IN OCCASIONE DEL REFERENDUM SUL “DIVORZIO”

Il concetto del diritto naturale è un concetto dell’immobilismo borghese, con cui si sono voluti rendere eterni e immutabili alcuni rapporti che erano funzionali alla società borghese”

Ernesto Balducci

(continua…)

Gennaio 9, 2008

IL GESU’ DI A. NOLAN

Archiviato in: Teologia della liberazione — miriwe @ 4:13 pm

“…La fede in Gesù non è, dunque, il nostro punto di partenza. Essa sarà, spero, il nostro punto di arrivo. Con questo non si vuol evidentemente dire che ho scritto il libro con l’intento apologetico di salvare Gesù o la fede cristiana. Gesù non ha davvero bisogno che io, o chiunque altro, lo salvi. Ritengo che possa bastare a se stesso, perché la verità può bastare a se stessa. Se dunque la nostra ricerca della verità ci conduce alla fede in Gesù, ciò avverrà non perché abbiamo voluto salvare questa fede ad ogni costo, ma soltanto perché l’abbiamo riscoperta come il solo mezzo per noi di venire “salvati” o liberati. Soltanto la verità, nient’altro, ci renderà liberi (Gv 8,32)”.
(Note dall’introduzione dell’ autore)

  (continua…)

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